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Il dono di amare

commento di Gv 17, 1-11a, a cura di Marco Passalacqua

Foto di Rachel McDermott su Unsplash

Ma noi sappiamo sempre che c’è qualcosa di indiscutibile nella volontà del Signore: che dobbiamo amare il Signore. E non possiamo amarlo senza amare ciascuno di tutti gli uomini come noi stessi (è il minimo). Non possiamo amare gli uomini di un amore che ci impedisce di amare il Signore.

Madeleine Delbrêl

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Gv 17, 1-11a)

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse:

«Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato.

Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.

Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.

Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te».


Mi lascio ispirare

È il momento in cui Gesù, ormai prossimo a morire, prega riconoscendo al Padre quanto ricevuto in dono. Nella preghiera risuonano solo parole di riconoscimento e ringraziamento, non traspare nessun tentato discredito, nessuna calunnia nei confronti degli uomini che l’hanno giudicato.

Gesù invita a conoscere il dono del Signore e a prendersi cura con amore di tutti i luoghi e le relazioni quotidiane, per quanto a volte possa risultare difficile. Gesù rivela il dono della vita che ognuno riceve dal Signore come da un padre, mostrando il senso della vita attraverso un amore incondizionato. Il significato del vivere allora si dischiude ogni giorno agendo guidati dall’amore, malgrado tutte le difficoltà e contraddizioni della vita quotidiana. Essere figli vuol dire ricevere un dono dal proprio padre e a quest’ultimo si dimostra di volere ancora più bene prendendosi cura e avendo fiducia di quanto ricevuto, che è un dono e non qualcosa che si deve possedere e proteggere dagli altri.

La preghiera rivela di essere figli, uniti dall’amore del padre e diversi nella chiamata a donare a propria volta quel qualcosa in più, il magis, che ha come fine l’amore. La grazia è di conoscere ogni giorno il dono ricevuto dal Padre per poterlo valorizzare, per impegnarsi per il magis.

Marco Passalacqua


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Cosa significa per te “vita eterna”?

Che emozioni percepisci sentendoti figlio amato?

Che emozione emerge in tutta la preghiera?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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