
Immagine generata con AI -
C’è davvero un pozzo molto profondo dentro di me. E in quel pozzo c’è Dio.
Etty Hillesum, Diario (1941–1943)
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Mc 6,34-44)
In quel tempo, sceso dalla barca, Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.
Mi lascio ispirare
Gesù non resta a distanza di sicurezza, non osserva da lontano: scende, tocca terra, entra nel caos.
È lì che tutto comincia: non quando sistemiamo le cose, ma quando decidiamo di esserci.
Egli vede una folla: non numeri, non problemi ma Persone che gli muovono le viscere; prova compassione – si badi bene: non pena o buonismo, ma responsabilità – perché quelle persone, come noi oggi, sono alla ricerca di senso e significato.
Gesù inizia da lì: insegna, perché nutrire non è tappare buchi, è dare una direzione alla linfa vitale. Quando si fa tardi, si fanno i conti e sembra tutto sbagliato, le risorse sono sempre troppo poche la tentazione è la rinuncia, l’allontanamento, la logica della miseria.
Gesù ribalta tutto e ci riporta alla logica dell’abbondanza, rendendoci responsabili in prima persona di ciò che abbiamo e di ciò che possiamo condividere. Gesù ci riporta dentro a quello che c’è, anche se è poco, insufficiente, imbarazzante: è vero, reale, nelle nostre mani.
Gesù non fa miracoli partendo da zero, comincia da ciò che smettiamo di disprezzare, benedice quello che c’è, lo spezza riconoscendone il grande valore e lo rimette in circolo. Quando smettiamo di trattenere per paura, per orgoglio, per rabbia o per sfiducia la vita non si consuma ma diviene fertile.
Ci viene chiesto oggi di scendere dalla barca e tornare con i piedi per terra, guardare davvero la folla delle nostre vite e i deserti che le abitano, lasciandoci muovere dalla compassione, smettendo di cercare fuori quello che non stiamo valorizzando dentro.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Da quale barca sto osservando la mia vita invece di entrarci davvero?
Qual è il “poco” che ho tra le mani e che continuo a giudicare insufficiente invece di metterlo in gioco?
Chi o cosa sto rimandando altrove perché il necessario che richiede è una responsabilità che preferisco evitare?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
8
Gennaio
2026
Come faremo?
commento di Mc 6,34-44, a cura di Mounira Abdelhamid Serra