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Con tutte le forze

commento di Lc 16,9-15, a cura di

Antonio Raggi, Leonardo Reti, Volta della chiesa del Gesù di Roma, sec. XVII

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!

Giovanni Pascoli, San Lorenzo

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Lc 16,9-15)

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.

Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?

Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole»


Mi lascio ispirare

Mi metto davanti al cuore del messaggio di questo Vangelo: «Non potete servire Dio e la ricchezza».

Viene proposto un bivio, un’alternativa netta davanti a un Dio che reclama la sua esclusività. Perché di ricchezze inutili, accumulate senza avere il tempo di servirsene, o costruite al prezzo del sangue e della vita dei poveri, la storia dell’umanità ne è piena e mai stanca. Questa scelta per il primato divino mi è proposta secondo il criterio dell’amore e dell’affetto, che si oppone all’odio e al disprezzo: riconosco così che solo Colui che mi ama è degno di essere amato con tutte le mie forze, e non l’effimera ricchezza.

Sosto poi brevemente sul tema dell’amicizia: contemplo le mie amicizie e rifletto su come queste possano condurmi alle ‘dimore eterne’. Il riferimento alla ricchezza disonesta mi mostra come anche ciò che non è del tutto puro nella sua origine e forma, se attraversato dall’amore amicale, possa condurmi oltre gli intrecci della materialità.

E ancora, la fedeltà nelle piccole cose: lo sguardo rivolto alle cose di poco conto diventa un riscatto per quella materialità fragile, lontana dai grandi accumuli, che scopre così di essere preziosa. Un invito ad entrare nella poesia del creato e che si presenta come l’inizio della fedeltà più autentica.

Non posso servire la ricchezza, ma posso servirmi delle ricchezze che gli amici e i fragili cantano nell’anima che si sa accordata con Dio.

Giuseppe Amalfa SJ


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Quali ricchezze nella mia vita annebbiano l’autenticità della relazione con il Signore?

Faccio memoria delle mie amicizie: come mi hanno condotto alla casa di Dio?

Quando qualcosa di poco conto mi ha aperto allo stupore del Creatore?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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