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Perdersi

commento di Mt 16,24-28, a cura di

Alfred Guillou, Adieu (1892)

Aspetto, viene, verrà, già lo sento
Aprirà gli occhi a lacrime di commozione,
correrà ancora tra i prati, rotolerà tra i papaveri,
canteerà a squarciagola, berrà l'acqua dalle nuvole,
si perderà per amore, si tufferà nei torrenti,
tutto fiorirà. È il mio Amato che torna a prendermi.

Alessandro Dehò

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mt 16,24-28)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell'uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni.
In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell'uomo con il suo regno».


Mi lascio ispirare

Perdersi. Gesù la presenta come la condizione necessaria per vivere. Vive pienamente, fino in fondo, chi sa perdere, chi sa perdersi. Vivere è perdere la vita, far gocciolare continuamente la linfa che ci attraversa: con le lacrime, dalle ferite, con il sudore. È uno svuotarsi di vita che scorre sulla pelle, divenuta visibile mappa dei nostri naufragi. Persi come esseri senza meta, pianeti vaganti – questo uno dei significati del perdersi nel greco dei Vangeli – in cerca di un cielo che possa farci da casa.

Quando un’esistenza persa incontra la filigrana dell’amore, si trasfigura in qualcosa che si può raccontare solo come un parto: quell’insieme di dolore e gioia, inseparabili per sempre. Ma non è sempre facile incontrare questa filigrana, o saperla riconoscere; capita quindi che il perdersi faccia sentire più la fatica e il dolore, e non altro.

Per Cristo questo perdersi ha un perché: il suo venire nella gloria, da dove contemplerà ciò che abbiamo fatto. Può sembrare il linguaggio di un giudizio, ma se è legato al nostro perderci, somiglia di più al desiderio di qualcuno che ci vuole cercare. Ed è proprio così: non moriremo senza aver sperimentato che il Signore ci ha cercati.

Per essere cercati dobbiamo perderci; per perderci abbiamo bisogno di un amore che ci faccia uscire. Allora, forse, perdersi è un modo di amare.

Giuseppe Amalfa SJ


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Cosa provo quando mi sento perso?

Chi mi è venuto a cercare in un mio perdermi?

Cosa mi impedisce di tendere la mano al Signore che viene nella gloria dell'amore?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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