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Il cuore sa, io credo

commento di Gv 11,19-27, a cura di

Foto di Irina Kurash su Unsplash

Forse l'amore è un artefatto di un'altra dimensione che non possiamo percepire consciamente... è l'unica cosa che possiamo percepire che trascende le dimensioni di tempo e spazio. Forse di questo dovremmo fidarci anche se non riusciamo a capirlo ancora.

dal film Interstellar

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Gv 11,19-27)

In quel tempo, molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.

Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà».

Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno».

Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».


Mi lascio ispirare

Due donne di fronte al dolore immenso della fine di un amore sconfinato, come solo quello tra fratello e sorella può essere. Due donne, due cuori, due modi tanto diversi quanto legittimi di attraversare questa tempesta sconvolgente. Da un lato l’urlo silenzioso di una sorella immobile, Maria, seduta su una sedia accanto al corpo senza vita di chi amava senza limiti, le mani posate sulle gambe, i palmi all’insù, abbandonati a qualcosa che sembra più grande di tutto. Un dolore straziante da non lasciare spazio nemmeno alle parole. Dall’altro lato un dolore che mette in moto, che rende impossibile non correre per cercare risposte e far esplodere quel dolore con urla e passi furiosi sulle strade polverose. Marta corre, corre e corre finché non trova quella persona contro cui vuole sfogare la tempesta che abita anche lei. Marta vede Gesù, non lo saluta nemmeno: la colpa è sua. Fosse arrivato in tempo, suo fratello non sarebbe morto.

Eppure, non appena Gesù incrocia il suo sguardo quel desiderio di urlargli contro le conseguenze della sua assenza, la delusione nei suoi confronti, la sua rabbia e il suo dolore, la tempesta in Marta si quieta quel tanto che basta per fermarla. Marta non urla più. Marta piange, Marta respira, Marta cerca uno sguardo di conferma nello sguardo che la accoglie: Quel che dici è vero, giusto? Se tu chiedi, il Padre fa? Quindi risorgerà un giorno? Di fronte a tanto dolore e tanta rabbia, Gesù potrebbe fare un passo indietro o limitarsi ad abbracciare la donna. Ma come può chi ti ama lasciarti solo nel tuo dolore e non fare tutto ciò che gli è possibile per alleviarlo, con la speranza di farlo sparire? Così fa Gesù. Un passo, un altro e tenendo stretta Marta in un abbraccio le dà nuova vita: suo fratello vivrà, se lei davvero saprà credere. E Marta crede in quello sguardo, in quella presenza che allevia il dolore, in quell’abbraccio che non lascia spazio ai dubbi: sei il Cristo, il figlio di Dio.

Che io sia Marta o Maria, Signore, donami la grazia di saper stare nel dolore e in questo cercare la tua consolante presenza, di saper dire con tutto il cuore, come Marta, io credo.

Martina Pampagnin


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Quale morte ti affligge il cuore?

In quale occasione tempestosa della vita hai sperimentato la presenza del Signore?

Come affronti il dolore di una fine e la possibilità di una vita nuova?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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