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Più leggeri, più autentici

commento di Mt 10,7-13, a cura di Ilaria De Lillo

Foto di Orwatini su Pixabay

La maturità inizia a manifestarsi quando sentiamo che è più grande la nostra preoccupazione per gli altri che non per noi stessi.

Albert Einstein

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mt 10,7-13)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:

«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.

In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.

Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi».


Mi lascio ispirare

Gesù raccoglie a sé i suoi amici e affida loro una missione: per le strade della vita, sempre e a chiunque, annunciare il Regno di Dio. E poi guarire, risuscitare purificare, scacciare il male. È un invio oneroso che è anche per noi: che responsabilità grossa che ci consegni Signore! Allora dobbiamo prepararci e portare tutto quello che ci potrebbe servire, non sia mai che non siamo capaci di fare quello che ci chiedi, o che lungo la strada ci venga a mancare qualcosa…

Gesù ci consegna una bella responsabilità, sì, ma in questa responsabilità fa appello al nostro cuore, alla nostra storia di salvezza con lui e ci spiana la strada anche nel modo di portare avanti questa responsabilità: come chi dà semplicemente tutto ciò che ha ricevuto, gratuitamente, con cuore leggero.

Spesso siamo frenati dal donarci agli altri o lo facciamo con senso del dovere, con l’ansia della responsabilità, col peso della lamentela. E così entriamo nella logica della prestazione, dell’efficacia, del performante, i veri lacci della nostra esistenza. Succede quando mettiamo da parte la cosa più importante: il peso del cuore; quando dimentichiamo che dal Padre abbiamo ricevuto tutto, e non per dei meriti, non perché abbiamo fatto bene delle cose, ma perché il suo amore è mistero e ci deborda. Abitare la profondità di questo mistero ci spinge ad andare verso gli altri senza la paura di sprecarci, senza la paura di rinunciare alle nostre comodità, senza la paura di mancare di qualcosa, senza la paura di non riuscire fino in fondo, senza il peso del dovere, ma con cuore leggero.

E più il cuore dona con leggerezza, più è libero, e la nostra vita è piena, gioiosa, sempre a rendere grazie di ciò che ci è stato donato e che il Signore quotidianamente ci dona. Così, slacciati dalle paure, voleremo leggeri verso gli altri.

Ilaria De Lillo


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Di quale “equipaggio” ti preoccupi, che ti impedisce di vivere davvero nell’amore ricevuto dal Padre?

Cosa ti appesantisce e ti impedisce di donarti agli altri con leggerezza e sincerità?

Quali doni hai ricevuto dalla relazione al Signore, che vuoi restituire ad altri?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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