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Punti di sutura

commento di Gv 16,20-23, a cura di Caterina Bruno

Foto di Nastia Petruk su Unsplash

Subito si cuce questo niente da dire ad una voce che batte. Vuole palpitare ancora, forte, forte forte

Mariangela Gualtieri, Quando non morivo

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Gv 16,20-23)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.

La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».


Mi lascio ispirare

Questa donna, preda delle doglie del parto è immagine della Chiesa, che continuamente ci fa venire al mondo. In lei possiamo riconoscerci come singoli fedeli e allo stesso tempo come Chiesa in crisi. Noi viviamo proprio la fatica di questo tempo. Gesù, però, che sta parlando ai suoi apostoli della Croce e della Resurrezione, ci fa prendere consapevolezza della necessità di questo passaggio.

A noi sembra impossibile che possa venir fuori qualcosa di buono da certe sofferenze. C’è un pianto che sembra non avere fine, universale, che ci fa sentire solo disgusto verso chi tiene in ostaggio le vite di tanti nostri fratelli e sorelle in guerra. Disgusto per un mondo che si intrattiene nell’indifferenza. Ci sono poi anche i nostri di pianti, con tutte le domande che ci portiamo dentro e che non trovano risposta. Forse siamo fermi ai nostri perché. Quelli che ci impediscono di farne qualcosa di questa tristezza. Di lottare o lasciar andare qualcosa o qualcuno.

Ma «nessuno potrà togliervi la gioia». Scelgo di fermarmi su questa promessa e la spinta viene da qui. La ripeto al cuore, ed è come un filo che rimette insieme i pezzi. Capisco che è una promessa di presenza, ed è questo che cambia tutto, che permette di stare in questo dolore senza fuggire. E anche noi possiamo essere presenza a nostra volta per l’amico che soffre, per…

Ci sarà stato un fondo dal quale ciascuno di noi è già nato di nuovo alla verità. Io lo ricordo eccome e posso dire – visto che tu, Gesù, c’eri, sì, c’eri – che lo ricordiamo insieme, come ricordiamo poi i punti di sutura, i pianti di gioia al termine della notte: non era cambiato ancora nulla fuori, ma dentro tutto. E in Te ho fiducia: capiteranno ancora nuove nascite. Anche in questo tempo di prova.

Caterina Bruno


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Cosa vuole o ha voluto dirmi la tristezza che ho incontrato?

Cosa dovrei lasciar andare, cosa far ricucire?

Oltre la paura, quale passo avanti mi aspetta?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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