
Foto di Tibor Pinter su Unsplash -
E ascolterò le parole del tuo cuore come il ponte ascolta le storie del fiume.
Fabrizio Caramagna
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Gv 10,1-10)
In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».
Mi lascio ispirare
Per parlare di sé Gesù sceglie immagini semplici: un recinto, una porta, un pastore, delle pecore, sono scene quotidiane per gli uomini del suo tempo che lo ascoltano e, proprio per questo, capaci di entrare nel cuore di chi le riceve. Gesù insiste proprio sul verbo entrare: non è indifferente passare dalla porta oppure cercare altre vie, c’è chi entra con chiarezza, alla luce del giorno, e chi invece aggira, si nasconde, forza. Non è solo una questione di comportamento ma di intenzione, di verità. E in questo quadro emerge la figura del pastore, che non si impone, ma si fa riconoscere dalla sua voce, e le pecore lo seguono.
La fiducia non nasce dal comando, ma dal tempo condiviso, dai passi vicini, dalle attenzioni quotidiane, quando tra mille rumori e voci, ce n’è una che riconosciamo subito, ci fidiamo di qualcuno non per obbligo, ma perché ci è familiare. Al contrario le voci estranee non convincono, non attirano davvero, lasciano qualcosa di vuoto.
Ma la gente non riesce a cogliere in profondità quello che Gesù dice e così il Maestro diventa più diretto «Io sono la porta».
Gesù non è solo colui che guida ma anche il passaggio necessario, come a dire che per accedere a una vita piena non basta restare fuori, girare intorno, cercare scorciatoie, bisogna attraversare, scegliere, fidarsi abbastanza da entrare. E ciò che promette non è una vita chiusa o limitata, ma uno spazio aperto, un luogo dove entrare o uscire, in cui muoversi liberamente, trovare nutrimento. È un’immagine che sa di respiro e opportunità, non di restrizione.
Alla fine, resta una distinzione chiara: ci sono voci che confondono, che attirano ma lasciano un grande vuoto; ce n’è una che invece guida e fa crescere. Gesù non gira intorno a questo punto, lui è venuto perché la vita ci sia davvero e non in misura ridotta, ma piena.
Vito Minacori
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Quali voci ascolto nella mia giornata? In che modo mi aiutano a crescere nell’amore per il Signore?
Dove trovo il coraggio di attraversare ciò che può farmi crescere davvero?
Sto dando davvero spazio nella mia vita alla voce che riconosco come buona?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
26
Aprile
2026
Attraverso la Porta
commento di Gv 10,1-10, a cura di Pietre vive