
Jan Brueghel il Giovane, Noli Me Tangere, 1621 -
Per raggiungerti dovrò lasciarti andare.
Marco Mengoni, Ma stasera
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Gv 20,11-18)
In quel tempo, Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”».
Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.
Mi lascio ispirare
“Paradiso”, ‘“Eden”, sono termini che rimandano a qualcosa di piacevole e lussureggiante, nel contesto orientale da cui hanno origine. E riguardano anche il giardino: quello dell’origine nel quale Dio semina l’umanità, ma anche quello della fine, sulle labbra di Gesù crocifisso che chiama in paradiso il suo compagno di sofferenza che ha accanto.
Il paradiso (come luogo dell’eternità) è dunque un giardino.
Non è un caso che il primo incontro del Risorto avvenga in un giardino. Colui che ha fatto nuove tutte le cose non può prescindere da questo luogo per dare inizio alla nuova umanità: una cosmetica del luogo che ci immerge nella bellezza dell’eternità.
Ci troviamo davanti a un dialogo tra Maria Maddalena, gli angeli e il Risorto. A questi scambi fanno da contorno lo stato d’animo di Maria – si dice che piange – e alcuni suoi pensieri, tra cui la convinzione di parlare con il custode del giardino.
Le lacrime sono funzionali a chi cerca, come la Maddalena, un corpo morto di cui prendersi cura per l’ultima volta e non lo trova.
Il pensare di incontrare il custode del giardino ci dice invece una profonda verità: come il Padre creatore camminava nel giardino primordiale che aveva piantato, anche Gesù, il Figlio, continua quest’opera. Non si sbaglia Maria: Cristo è al lavoro come giardiniere e custode della nuova vita risorta.
Dopo l’Eden, l’altro grande giardino della scrittura è quello del Cantico dei Cantici, teatro del gioco di sguardi tra i due amanti. E l’amato e l’amata continuano a rincorrersi anche nel giardino di Pasqua, dove si rinnova la verità dell’amore che non trattiene: lasciare andare – «non mi trattenere» dice Gesù a Maria – per incontrarsi veramente.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Quando visito un giardino, cosa sento?
Cosa mi fa pensare che il Risorto custodisce la mia vita?
Cosa sono chiamato a non trattenere per entrare nell’eternità risorta? A che tipo di incontro mi spinge?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
7
Aprile
2026
Custode del giardino
commento di Gv 20,11-18, a cura di Giuseppe Amalfa SJ