
Foto di Motta Sanchez da Pixabay -
If I were a carpenter and you were a lady,
would you marry me anyway? Would you have my baby? […]
Save my love through loneliness, save my love for sorrow,
I’m given you my onliness, come give your tomorrow.
If I worked my hands in wood, would you still love me?
Answer me, babe, – Yes, I would, I’ll put you above me.
Se io fossi un carpentiere e tu fossi una signora,
mi sposeresti comunque? Faresti un bambino con me?
Custodisci il mio amore attraverso la solitudine, Custodisci il mio amore per il dolore,
ti offro la mia unicità (tutto me stesso), vieni a offrirmi il tuo domani!
Se lavorassi il legno con le mani, mi ameresti ancora?
Rispondimi, tesoro – Sì, lo farei, ti metterei al di sopra di tutto.
Tom Hardin, If I were a carpenter
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Mc 6,1-6)
In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.
Mi lascio ispirare
Chi sei tu per dire questo? Chi te ne dà l’autorità? Perché secondo te dovrei fidarmi? Sei come me, sono come te. Un uomo semplice, uno di noi. Ma ora la tua voce è ferma e forte, non è la stessa delle confidenze e delle chiacchiere scambiate poco fa. È una voce autorevole e magnetica, non si riesce a smettere di ascoltarla. Parla di grandi cose e con le mani con cui ieri piallava assi di legno oggi compie prodigi. Da dove gli viene tale potere, da dove nasce tanta sapienza? Ieri eravamo tutti insieme, fratelli e sorelle attorno allo stesso tavolo… Oggi in cattedra svela grandi verità con una voce e uno sguardo nuovi. Chi è che parla in lui? Non so fidarmi di chi sembra soltanto una creatura come me.
Non sono nessuno, qui in patria. Nessuno ascolta le mie parole, tutti si fermano alla mia voce conosciuta e restano scandalizzati, senza riuscire a fidarsi. Non sono che un falegname figlio di un falegname, ai loro occhi. Non c’è verità che tenga, non c’è prodigio che li convinca. Per loro sono soltanto uno di loro che sta facendo la voce grossa, che sta giocando a imporre le mani con cui ieri lavorava il legno. Porterò le mie mani e la mia voce fuori da questo paese, perché possano trovare occhi e orecchi e cuori più aperti, più pronti, più disposti ad accogliermi.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Quale voce autorevole ti sta parlando?
Di chi non riesci a fidarti?
In quale occasione qualcuno ti ha chiesto da dove ti venissero forza e/o saggezza?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
4
Febbraio
2026
Uno di noi
commento di Mc 6,1-6, a cura di Verena M.