
Foto di Rineshkumar Ghirao su Unsplash -
Non è la nascita che che rende fratelli, ma il modo di vivere insieme
Plutarco
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Mc 3,31-35)
In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».
Mi lascio ispirare
Chissà che clima si respira in quella casa piena di gente, con Gesù al centro che parla, ascolta, risponde, mentre qualcuno da fuori cerca di attirare la sua attenzione per dirgli che sua madre e i suoi fratelli lo stanno aspettando. È una scena semplice, quotidiana: qualcuno che chiama, qualcuno che aspetta, qualcuno che deve decidere a chi dare spazio in quel momento. La risposta di Gesù sorprende perché non è quella che ci aspetteremmo.
Non si alza subito, non interrompe quello che sta facendo, ma guarda le persone sedute attorno a lui e dice che sono loro la sua famiglia: quelli che ascoltano la parola di Dio e cercano di viverla. È come se dicesse che ciò che crea davvero legami non è solo il sangue o la parentela, ma il cammino condiviso, le scelte, l’ascolto reciproco. In questo modo Gesù non svaluta i rapporti familiari, ma li mette in una prospettiva più ampia. Li libera dall’idea di possesso, dall’idea che qualcuno “appartenga” solo a qualcuno. La sua famiglia non è chiusa, non è protetta da confini rigidi: è uno spazio aperto in cui chiunque può entrare se accetta di mettersi in ascolto e di lasciarsi cambiare.
Forse è questo che rende così nuove le sue parole: ci invitano a pensare le relazioni come qualcosa non da trattenere, ma da far crescere. A misurare la vicinanza in relazione non ai legami esterni, ma alla profondità delle scelte, alla direzione del cuore, al desiderio di costruire insieme qualcosa di buono. Questo racconto allora non parla solo di Gesù e della sua famiglia, ma anche di noi e del modo in cui stiamo nelle nostre relazioni. Ci chiede se siamo capaci di allargare lo sguardo, di riconoscere fratelli e sorelle anche dove non ce lo aspettiamo, di creare legami che non escludono ma includono, che non dividono ma uniscono.
E forse, camminando così, ci accorgiamo piano piano che la famiglia che Gesù ci mostra non è qualcosa di lontano o di irraggiungibile, ma una realtà che nasce ogni volta che qualcuno sceglie di ascoltare, di fidarsi e di condividere un pezzo di strada con gli altri. Una famiglia che non ha confini rigidi, ma cresce ogni volta che trova spazio per un volto, una storia, una presenza in più.
Vito Minacori
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Che tipo di legami sto costruendo nella mia vita?
Quale spazio della mia vita potrei allargare un po’ per far spazio qualcuno? Un tempo, un’attenzione, un gesto semplice che potrebbe far sentire qualcuno più accolto?
Chi considero “famiglia” nella mia vita oggi?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
27
Gennaio
2026
Legami
commento di Mc 3,31-35, a cura di Pietre vive