
Foto di Al Elmes su Unsplash -
Sarebbe splendido amare veramente,
riuscire a farcela e non pentirsi mai.
Non è impossibile pensare un altro mondo
durante notti di paura e di dolore,
assomigliare a lucertole nel sole,
amare come Dio, usarne le parole.
Baustelle, Andarsene così
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Mc 2,18-22)
In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno. Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».
Mi lascio ispirare
A volte qualcuno alla domanda “Ma tu non fai dei fioretti per la quaresima?” risponde “Non ti bastano quelli che la vita ti chiede già?”. È una risposta un po’ sferzante, ma onesta. Ci può essere infatti nella vita spirituale del credente la tentazione di costruire una sovrastruttura religiosa attorno alla vita reale. La tentazione di aggiungere cose, perdendo però il filo della storia.
A Gesù, quando fanno domande sul digiuno, non sfugge che, pur essendo all’inizio del suo ministero, ciò che deve venire non sarà un cammino di gloria e onori. La sua vita contemplerà la gioia dello stare tra gli uomini e la sofferenza e il dolore che questa vicinanza e compassione comporterà. Al vino della festa succederà l’aceto della croce. E così sarà per le persone che ama e che lo amano. Alla gioia di stare con lo sposo succederà il dolore e l’angoscia per la sua scomparsa.
C’è un tempo per soffrire e un tempo per gioire. Non sono l’intensità del dolore e del sacrificio a misurare la qualità di una relazione, se poi non c’è la capacità di stare anche nella gioia per l’altro. Se si soffre per amore e si gioisce per lo stesso amore, il criterio è l’amore. Al digiuno prestabilito, Gesù preferisce la capacità di stare nella storia: offrire la vita quando viene chiesta, celebrarla quando dà frutto.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Cosa prevale ora nella mia vita spirituale: il bisogno di digiunare o di celebrare?
Cosa mi aiuta a leggere anche i momenti di desolazione come un passaggio, un’attesa della consolazione del Signore?
Quando ho fatto esperienza del gusto di celebrare con tutto il mio essere la gioia dell’Amore?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
19
Gennaio
2026
La capacità di stare nella storia
commento di Mc 2,18-22, a cura di Leonardo Angius SJ