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Dare la Parola

commento di Mt 5,33-37, a cura di Caterina Bruno

Foto di Andrew Petrov su Unsplash

La verità non ha bisogno di giuramenti.

Giovanni Crisostomo

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mt 5,33-37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”; “No, no”; il di più viene dal Maligno».


Mi lascio ispirare

Mi piace pensare che ciascuno di noi sia una parola che il Signore ha voluto pronunciare, che lo rende presente. E spesso mi chiedo: come la porto questa parola? Faccio caso a quando non riesco a dire la verità… forse mi manca la fiducia che l’altro possa accoglierla? E le promesse che non riesco a mantenere? È come se Gesù volesse liberarci dal laccio che a volte possono diventare le parole.

Si giura di solito su qualcosa che è davvero importante per noi, che è sacro. Per dare peso e valore alle nostre affermazioni, per convincere l’altro a darci fiducia. In questo modo si esercita un potere sull’altro, lo si lega a una speranza. Una speranza che può essere delusa. Chiamiamo addirittura in causa Dio come garante, il cielo e la terra. Non abbiamo bisogno di tante parole. Ci si può anche nascondere dietro la parola “Dio”, svuotandola di significato. E il Maligno è il maestro dell’inganno, del nascondimento. Nella menzogna le relazioni si spezzano. Al contrario, possiamo stare nella fiducia che l’altro possa portare il peso dei nostri sì e dei nostri no. È con quelli che diamo forma al mondo, con le nostre scelte autentiche proseguiamo il movimento della creazione.

Le parole del Signore si compiono, ci compiono. Basta la sua di promessa, una promessa di felicità che ci mantiene in vita, e lui le mantiene le sue promesse. Il suo stesso nome è una promessa di presenza. Mette già in conto le nostre infedeltà e sceglie di restare. Allora, nella fiducia gratuita che ci rinnova, possiamo anche mettere da parte le parole dietro cui ci nascondiamo.

Caterina Bruno


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Penso alle promesse infrante della mia vita e a quelle che mi hanno fatto andare avanti.

Quali parole mi fanno venire fuori per quello che sono?

Quanto mi costa un sì o un no?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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