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Un anno ancora

commento di Lc 13,1-9, a cura di

Foto di jackmac34 su Pixabay

Dio, dice [Epicuro], o vuole eliminare i mali ma non può farlo, o può eliminarli senza però volerlo, o non può e non vuole, o può e vuole in un tempo. Se vuole senza però potere, è imperfetto, il che non può essere attribuito a Dio; se può senza però volere, è invidioso, cosa egualmente contraria a Dio; se non vuole né può farlo, è insieme imperfetto e geloso, e pertanto non è Dio; se invece vuole e può farlo, come solo si direbbe convenire a Dio, qual è l’origine dei mali e perché Dio non li cancella?

Lattanzio

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Lc 13,1-9)

In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.

O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».


Mi lascio ispirare

Se la vita è un dono di Dio e la morte è la sottrazione di questa vita: allora o Dio è cattivo, ché viene meno alla sua bontà, o l’uomo se l’è cercata e quindi la morte è una conseguenza delle sue azioni. Intorno a questo dilemma l’uomo si dibatte da secoli. E la logica è dalla sua parte.

A Gesù viene rivolta la stessa questione per due volte, rispetto alle vittime di Pilato e alla caduta della torre di Siloe. Per due volte però Gesù ripropone la stessa risposta: “Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”. Sposta la domanda dalla morte di qualcuno che non c’è alla vita di chi pone la domanda. La morte è un problema per te e per la tua vita, sembra dire. Lascia stare Dio e le tue congetture sulla sua bontà e giustizia. Pensa a convertirti, ossia a lasciare che la tua vita si esprima in pienezza.

E Luca nella sua saggezza affianca a queste questioni la parabola del fico sterile per parlare di Dio e del suo modo di procedere. Per Dio, come per l’agricoltore, la morte è una sventura sul piano originale, che è di vita e di fecondità. E anche laddove questo viene a mancare si decide a rilanciare, a rizappare e a riconcimare. E chissà per quanti anni non si possa riconvincere a rilanciare per un anno ancora. Ancora un altro. E ancora un altro.

Leonardo Angius SJ


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Quando ho rimproverato Dio riguardo alla morte di qualcuno o a qualcosa andato male?

Cosa mi aiuta a vivere la misteriosa questione della morte come urgenza a curare la mia vita ora?

In quale luogo della mia vita sperimento la pazienza fiduciosa e coraggiosa di Dio rispetto alle sterilità e all’aridità dell’uomo?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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