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Mancanza e presenza

commento di Mt 9,32-38, a cura di

Laurits Andersen Ring, Mietitura (1885)

Ho sempre sentito la perdita di qualcosa –
la primissima cosa che ricordo
è una mancanza – di cosa non sapevo –
Troppo giovane perché qualcuno sospettasse
[...]
e un sospetto, come un dito
mi sfiora la mente di tanto in tanto
Che sto cercando all'opposto
Dove si trovi il regno dei cieli –

Emily Dickinson, A Loss of Something Ever Felt I

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mt 9,32-38)

In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni».

Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».


Mi lascio ispirare

Oggi ci vengono presentate due parti autonome che, nella loro diversità, propongono la stessa dinamica tra mancanza e presenza.

Nella prima parte il muto è colui per definizione senza voce, manca della parola ma è posseduto da una presenza che riempie tutto, un demone, una di quelle forme di male che bloccano la vita. Il testo è assolutamente sobrio nel descrivere come Gesù libera l’uomo dal demone. Questo male, però, sembra poi trovare albergo nello scetticismo dei farisei, incapaci di guardare con carità l’accaduto.

Nella seconda parte protagonista è la folla che Gesù vede mancante di un pastore, mentre ciò che è presente sono fatica e stanchezza. Qui Gesù, dopo aver constatato ciò che la folla ha e non ha, prende la parola e invita alla preghiera. Con queste parole ci viene consegnato come il compimento del regno — che Gesù incarna camminando per le strade di Galilea e guarendo — sia il frutto di un ponte: quello tra la nostra supplica che si innalza e un Dio che ispira la sequela.

L’accostamento di questi due episodi ci comunica che la liberazione dal male può avere inizio proprio nel pregare affinché la chiesa cresca. Il pregare non esclude, anzi favorisce, il potersi considerare operai della messe, tutti alla sequela di Gesù sulle strade del mondo dove cresce il regno.

Giuseppe Amalfa SJ


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Di cosa oggi mi sento mancante?

E quali presenze invece nella mia vita mi impediscono una crescita libera e autentica?

Come attraverso la preghiera posso contribuire alla crescita della Chiesa?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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