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Preservare la gioia

commento di Mt 9, 14-17, a cura di

Foto di Dewang Gupta su Unsplash

Il sacrificio di sé è una passione così prepotente da fare impallidire, al confronto, perfino la fame e la lussuria. Avvolge e conduce alla distruzione le sue vittime nella più alta affermazione della loro personalità. L'oggetto non conta: può essere degno o indegno. Nessun vino è tanto inebriante, nessun amore così rovente, nessun vizio così attraente. Mentre si sacrifica, un uomo è per un momento più grande di Dio, giacché, infinito e onnipotente com'è, come può Dio sacrificarsi? Nel migliore dei casi può solo sacrificare l'unico suo figlio.

William Somerset Maugham

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mt 9, 14-17)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».

E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno.

Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l'uno e gli altri si conservano».


Mi lascio ispirare

Perché non apprezzi i miei sacrifici, la mia modestia, il mio mortificarmi? Perché non apprezzi il lunghissimo elenco di “non” a cui mi attengo, le mille norme che seguo scrupolosamente, le rinunce e le elemosine che faccio per te?

Perché tutti questi sacrifici li faccio per me e non per te, mi rispondi. Non sei tu a chiedermi di svuotare di senso e gioia la mia esistenza. Non sei tu a chiedermi di rinunciare al necessario. Sono io che penso di avvicinarmi a te rinunciando a parti della mia umanità, rinunciando proprio a quello che mi rende preziosa ai tuoi occhi, al tuo cuore.

E allora mi ricordi che l’unica cosa che mi chiedi è credere nella piena bellezza della vita: su un bell’abito posso ricamare qualcosa che lo renda più bello; per il vino nuovo mi chiedi di trovare otri nuovi. Mi chiedi di non oscurare la bellezza e di preservare la freschezza della novità – non di non mettere bei vestiti e di non bere, di non far festa.

C’è lo sposo: mi chiami dunque a festeggiare, a vivere in pienezza.

Verena M.


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

A cosa credo di star rinunciando per te?

Dove mi chiami a essere vivo in pienezza?

Come sto festeggiando la presenza dello sposo?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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