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Nelle mani dell’Autore

commento di Mt 10,26-33, a cura di Melania Condò

Foto di Nils Söderman su Unsplash

Oltre i muri e i confini del mondo,
verso un cielo più alto e profondo
delle cose che ognuno rincorre
e non se ne accorge
che non sono niente.

Negramaro, Ti è mai successo?

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mt 10,26-33)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:

«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.

E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l'anima e il corpo.

Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!

Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».


Mi lascio ispirare

La pedagogia di Gesù Maestro si dispiega come rassicurazione amante, esortazione appassionata a non aver paura di accogliere il Figlio e di portare la sua verità al mondo. Ieri come oggi, qualcosa di simile sembra molto facile a dirsi, decisamente un po’ meno a farsi.

Non è, però, un’impresa da compiere in solitaria. È il Signore stesso, infatti, che desidera educarci – cioè, letteralmente, “portarci fuori” – verso la libertà del cuore: quella che, pur avvertendo uno per uno i tanti rischi che la missione comporta, quindi le fatiche concrete dell’annuncio, non si lascia limitare dalla loro percezione. La libertà di chi si sa visceralmente amato e, per questo, non può che scegliere di testimoniare quell’Amore che ha dato significato pieno alla propria vita.

Gesù prosegue con fermezza: non lasciatevi intimorire dagli uomini e dal loro giudizio. La salvezza, attraverso le vostre voci, si narrerà da sé stessa, e correrà più veloce delle resistenze umane. Infinitamente più eloquente. La Buona Notizia è l’amore del Padre che viene alla luce, è verità che incontra la gioia del farsi storia.

E poi, ancora: siete chiamati a non assoggettarvi non solo al giudizio degli uomini, ma neppure al male che questi possono compiere contro il vostro corpo. Il che non significa sottovalutare il rischio: il male verrà compiuto. Significa coltivare la fiducia che non sarà quel male l’ultima parola sulla nostra vita, perché la nostra anima è unicamente nelle mani del Padre, mani robuste e delicate, dalle quali non si cade, mai.

Infine, un’immagine tanto gentile quanto persuasiva: due passeri. Solo due minuscoli uccelli, che, pur essendo due, sono venduti per un unico soldo. La superficie del mondo, il suo criterio esteriore li condanna a valere apparentemente un nonnulla. Il loro Autore fa sì che la loro vita sia, oltre ogni sviante parvenza, profondamente custodita.

Melania Condò


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Quali paure, preoccupazioni, fatiche suscita in me la chiamata all'annuncio del Vangelo di Gesù? Quanto influiscono sulle mie scelte?

Cosa mi aiuta a fidarmi del fatto che, anche se il mio "vestito" viene sgualcito, il Padre non mi lascia cadere dalle sue mani?

In quali luoghi della mia vita, oggi, posso gustare la gioia di testimoniare la custodia che Dio ha del mio valore?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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