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La costruzione di un amore
spezza le vene delle mani,
mescola il sangue col sudore,
se te ne rimane.
Ivano Fossati, La costruzione di un amore
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Gv 6,52-59)
In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.
Mi lascio ispirare
La domanda dei Giudei non suona così fuori luogo, se si segue alla lettera il discorso di Gesù che afferma che lui è il pane vivo disceso dal cielo, che chi mangia questo pane ha la vita eterna e che il pane che lui darà è la sua carne. Il senso del discorso di Gesù, però, vola più alto delle parole, tocca quella concretezza di vita che le parole descrivono, ma non esauriscono.
Le parole e la Parola non bastano a vincere la difficoltà del cuore umano di entrare nel mistero della vita eterna. Ci si ferma alle parole, alle tante prove che la morte ha ragione e potere su tutte le cose, alle ferite che questa lascia quando tocca i nostri amori, le nostre speranze.
Il pane e la carne, di cui Gesù parla, non sono una cosa che sta lì per essere guardata, ma rappresentano l’esperienza stessa di essere consumati, spezzati, donati. Portano con sé la concretezza dell’amare, con i suoi cammini complicati e a volte sofferenti. Ecco la porta e la strada della vita eterna: amare, consumarsi, spezzarsi senza più la paura di essere sprecati. Così come ha fatto lui.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Quali resistenze sento all’annuncio della Pasqua che l’amore ha vinto la morte?
In che modo sento la gioia personale e vicina dell’amore di Gesù che si dona per tutti, per me?
Come si declina per me la chiamata a donarmi, a farmi pane spezzato?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
24
Aprile
2026
Pane e carne
commento di Gv 6,52-59, a cura di Leonardo Angius SJ