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Il modo migliore per scoprire se ci si può fidare di qualcuno è di dargli fiducia
Ernest Hemingway
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Gv 4,43-54)
In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa. Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.
Mi lascio ispirare
La presenza di Gesù cambia la vita. Anche solo il sentire che c’è permette al cuore, alla speranza, di rimettersi in cammino. Questa volta è un funzionario, un uomo delle istituzioni, magari neppure particolarmente devoto, che vuole incontrare Gesù, dopo che ne ha sentito parlare. Di fronte al dolore di un figlio morente, vuole incontrarlo per chiedergli di risanarlo. E si fida, si affida a quella parola semplice che Gesù gli dice: «va’, tuo figlio vive». Ci vuole veramente fede ad andarsene senza poter constatare, come nel caso di altre azioni di Gesù, che quella parola si sia avverata. Ma proprio qui sta anche la grande sfida che il funzionario ha davanti: fidarsi del Signore? Lui sceglie di credere; poi, mentre ritorna, la grande notizia che il figlio vive.
È una sfida di ogni tempo, di ogni generazione, di fronte a ciò che può provocare la morte, il male, la disperazione, saper gridare al Signore il nostro desiderio di essere risanati, di essere riportati in vita. E credere a quella parola di vita che il Signore, anche oggi, ci fa sentire nel Vangelo è forse una delle scelte più profonde, ma anche difficili, da compiere. Quando la china della morte e dell’impossibile si fa sempre più ripida, credere alla parola di vita di Gesù è comunque una fatica, ma che ci affranca dalla rassegnazione e che ci dischiude speranze rinnovate. La morte non ha l’ultima parola: ci verrà detto la notte di Pasqua.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Quando sei riuscito a fidarti, pur sapendo poco?
In quale luogo della tua vita hai bisogno di essere riportato alla vita?
In quali occasioni credere alla Parola ti ha salvato?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
16
Marzo
2026
Credere a una Parola di vita
commento di Gv 4,43-54, a cura di Lino Dan SJ