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Compatire riposando

commento di Mc 6,30-34, a cura di Giuseppe Amalfa SJ

Christian Krohg, Madre che dorme (1883)

O stanco dolore, riposa! La nube nel giorno più nera fu quella che vedo più rosa nell’ultima sera. [...] Don… Don… E mi dicono, Dormi! mi cantano, Dormi! sussurrano, Dormi! bisbigliano, Dormi! là, voci di tenebra azzurra… Mi sembrano canti di culla, che fanno ch’io torni com’era… sentivo mia madre… poi nulla… sul far della sera.

Giovanni Pascoli, La mia sera

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mc 6,30-34)

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.

Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.

Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.


Mi lascio ispirare

Oggi Gesù ci fa entrare in contatto con due aspetti fondamentali della vita: il riposo e la compassione.

Riposare Al tempo del lavoro segue il tempo del riposo: un ritmo di vita sano lo comprende sempre, e Gesù lo prevede anche per i suoi discepoli. La stanchezza del discepolo può avere molte forme: gli spostamenti, l’intensità delle relazioni, le molte persone da assistere e accompagnare…
Tuttavia, ciascuno, secondo i ritmi della propria attività e della propria vocazione, è chiamato al riposo.
Per l’uomo e la donna di fede, Gesù sembra indicare la necessità periodica di andare in disparte, di prendere le distanze dall’ordinario, di creare le condizioni di un tempo e di uno spazio diversi: un riposo che sappia fare spazio all’incontro con Dio.

Compassione È la capacità di accompagnare la passione dell’altro, il suo “patire”, che può assumere forme diverse ma che porta sempre con sé una certa intensità, spesso legata alla sofferenza, ma anche ad altre situazioni emotive profonde. Gesù è il compassionevole per eccellenza: sembra lasciare che la compassione si imponga e interrompa ogni altra cosa, persino un riposo programmato.

Eppure, nella vita comunitaria, le dinamiche del riposo e della compassione possono convivere pacificamente. Alla stanchezza di uno può rispondere la freschezza apostolica di un altro. La comunità introduce armonia nei contrasti che la vita spesso impone e rende possibile l’ossimoro di compatire riposando.

Giuseppe Amalfa SJ


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Come vivo il riposo? Che posto ha nella mia vita?

Chi ha avuto compassione di me? Come mi ha fatto sentire?

…e qualcuno che ha avuto compassione al posto mio, lasciandomi riposare?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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