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Accogliere la luce, accogliere l’ombra

commento di Gv 12,1-11, a cura di Giovanni Stefani

Foto di Rene Böhmer su Unsplash

La morte non è l’opposto della vita, ma una sua parte integrante.

Haruki Murakami, Norwegian Wood

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Gv 12,1-11)

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell'aroma di quel profumo.

Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.

Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».

Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.


Mi lascio ispirare

Giovanni Stefani


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Prendo contatto con una parte della mia vita nella quale mi sento soccombere senza speranza, e chiedo a Gesù di guardarla con me: come cambia il mio sguardo?

Faccio Sacro dentro me quella parte di me che loda il Dio che mi ha dato la Vita: qual è il mio modo di pregare, quando sento gratitudine? Scrivo una lode personale e la recito.

Davanti a quali avversità percepisco Dio come assente? Quali sono le morti davanti alle quali divento meschino? Interiorizzo il mio modo di reagire per saper riconoscere quando e come chiudo il cuore alla Vita.


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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