- Michelangelo Buonarroti - La creazione di Adamo, particolare
Sapete che cosa significa amare l'umanità? Significa soltanto questo: essere contenti di noi stessi. Quando uno è contento di sé stesso, ama l'umanità.
Luigi Pirandello
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (GV 5,17-30)
In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio. Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
Mi lascio ispirare
Gesù ci introduce al mistero dell’essere umano attraverso l’immagine analogica del rapporto tra il Padre e il Figlio. Il Padre, nella sua visione, non va inteso come un individuo, bensì come l’origine profonda, la comune umanità condivisa da tutti: la sorgente viva che fa essere ciascuna persona e che, generazione dopo generazione, si arricchisce del vissuto di ciascuno/a. Il Figlio, di conseguenza, è l’incarnazione concreta di questa umanità: ciascuno/a di noi, nella sua unicità, è Figlio/a quando rende visibile, nel proprio modo di vivere unico e irripetibile, ciò che abbiamo in comune e che noi identifichiamo come “umano”.
Gesù afferma che il Figlio non fa nulla da sé, ma solo ciò che vede fare al Padre: è il movimento della sintonizzazione interiore. Chi si connette al proprio centro – la parte più vera, amorevole e sapiente di sé – può agire in modo autentico e libero, senza cedere alle spinte egoiche o frammentarie. Autentico qui significa “in modo coerente con la propria natura umana”. Vivere da Figli significa unificare mente, cuore, corpo e volontà attorno a questo centro vitale. In questa luce, le parole di Gesù sui “morti che udranno la voce” non si riferiscono immediatamente a un tempo escatologico, ma alla possibilità presente di risvegliarsi interiormente: i “morti” sono coloro che vivono disconnessi da sé, incapaci di ascoltare quella voce silenziosa che chiama alla vita piena.
Il giudizio, per Gesù, non è condanna ma discernimento: riconoscere ciò che è vero da ciò che è illusorio. È un ascolto profondo, non un’applicazione meccanica di norme. Quando viviamo in sintonia con il Padre interiore, entriamo nella vita vera; quando ci separiamo da quella sorgente, diventiamo disgregati, reattivi, confusi. Ed è proprio questa visione dell’uomo – centrato, libero, capace di amore senza dipendere da autorità esterne – che rende Gesù così radicale, così destabilizzante al punto che i Giudei la avvertono come una minaccia al loro sistema sociale. La sua proposta non è un’etica alternativa, ma una nuova forma di umanità, basata sulla libertà e sulla consapevolezza che ogni essere umano è portatore sano di questa rivelazione.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Che cosa mi aiuta a entrare in contatto con il Padre che è in me?
In quale situazione riconosco di essermi comportato da Figlio?
Quali sono le qualità umane che mi rendono un essere umano unico e irripetibile?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
2
Aprile
2025
Nel cuore dell’umanità
commento di GV 5,17-30, a cura di Flavio Emanuele Bottaro SJ