Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
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a cura dei Gesuiti Italiani SPRECARE: lo spreco dell’amore “L’amore nasce per appetito, dura per fame e muore per sazietà”. Alessandro Morandotti Gv 6,1-15 Dopo questi fatti, Gesù andò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi. Gesù salì sulla […]
Mi lascio ispirare
a cura dei Gesuiti Italiani
SPRECARE: lo spreco dell’amore
“L’amore nasce per appetito, dura per fame e muore per sazietà”. Alessandro Morandotti
Gv 6,1-15
Dopo questi fatti, Gesù andò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi. Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: “Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?”. Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare. Gli rispose Filippo: “Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo”. Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: “C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?”. Rispose Gesù: “Fateli sedere”. C’era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero. E quando furono saziati, disse ai discepoli: “Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto”. Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: “Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!”. Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo.
Ecco il miracolo più famoso di Gesù. Che cosa lo ha reso così famoso?
Forse il fatto che abbia coinvolto tante persone.
Forse la spiccata somiglianza con il gesto eucaristico. Forse entrambi.
Ma quello che colpisce è l’assurda esagerazione della moltiplicazione. Alla fine avanzano dodici ceste piene di pane. Che spreco! Non ci si poteva limitare a soddisfare il fabbisogno contingente? Evidentemente, il segno non consiste nel rispondere tempestivamente e in modo ottimale a un’urgenza.
Questa semmai diventa occasione per dire qualcos’altro.
Un dato curioso: sono i discepoli i veri destinatari di questo segno.
Sono infatti loro a essere interpellati all’inizio. Invitano la gente a sedere e distribuiscono il pane.
Sono loro che alla fine raccolgono il pane in esubero e portano via le dodici ceste. Dunque non sono semplici spettatori della scena, ma collaboratori attivi. Cosa significa per loro? Che il loro coinvolgimento realizza il miracolo. La Parola da Lui pronunciata diventa reale nel momento in cui acconsentono a giocare la loro libertà (e la loro faccia) su quella Parola.
E lo spendersi in favore dell’altro finisce per arricchire chi condivide quello che ha . L’hai mai sperimentato?
P. Flavio Bottaro, gesuita
Rete Loyola (Bologna)
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.