Sete integrale

Crescit indulgens sibi dirus hydrops
nec sitim pellit, nisi causa morbi
fugerit venis et aquosus albo
corpore languor.
Cresce assecondando se stessa la terribile idropisia
e non scaccia la sete, se prima la causa del male
non è fuggita dalle vene, e dal pallido corpo
il languore acquoso.
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Lc 14,1-6)
Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisìa.
Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no guarire di sabato?». Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò.
Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?». E non potevano rispondere nulla a queste parole.
Mi lascio ispirare
Un maestro che ha dei bisogni, che ha fame e sete.
Un maestro che non si sottrae agli inviti.
Un maestro che si rende ben conto di quel che gli succede intorno
e non ha paura di usare le mani e le parole.
Lui va per pranzare, anche se l’invito è fatto per osservarlo.
È lui il piatto forte di questo pranzo.
Ancora una volta è posto nella mangiatoia.
E chissà se è proprio una casualità la disposizione dei posti:
l’uomo gonfio, deformato dal male, si trova proprio davanti a lui, al centro della scena.
Non passano alla storia le altre pietanze di quel pasto,
se non la sua fame e la sua sete per la guarigione di quell’uomo
che più beve e più ha sete, e bevendo peggiora:
che cammini nella libertà, figlio e fratello carissimo,
tirato fuori subito dal pozzo in cui è caduto,
anche in giorno di sabato, a maggior ragione in giorno di sabato!
Ancora una volta il Vangelo ci costringe a confrontarci sull’urgenza della salvezza,
aprendo gli occhi sull’altro che ci sta davanti,
da prendere per mano, non da usare,
e sull’assurdo rifiuto di aiutarci l’un l’altro,
a meno che nel pozzo non finisca qualcosa di nostro.
Un Gesù affamato di salvezza, assetato di sentimenti autentici,
di parole vere, di gesti d’amore.
La sua fame e la sua sete illuminano la verità della parola, di ogni incontro.
Lo gustiamo ancora.
La sua fame, la sua sete, i suoi sentimenti e il suo stile
illuminino e orientino anche oggi
i nostri incontri
e quanti si riuniscono nel suo nome.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Oggi in quale personaggio mi posso identificare di più? Nell’uomo gonfio, assetato, posto di fronte al Signore? In colui che lo invita? In qualcun altro che vedo nella scena?
Quali sono i bisogni, espliciti o muti, che urgono in me in questo tempo? Di cosa ho fame e sete?
In cosa sento che oggi il Signore mi visita, mi prende per mano, mi desidera libero?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.