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Mi ha vista libera

commento di Lc 13,10-17, a cura di

Foto di Chris F su pexels.com

Mi hai raccontato di un uomo a metà:
voleva ingabbiarti e portarti in città,
pensava potessi riempirgli il destino,
ma tu sei una volpe, mica un canarino.

Pinguini Tattici Nucleari, Piccola volpe

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Lc 13,10-17)

In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta.

Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.

Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato».

Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?».

Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.


Mi lascio ispirare

Immagina di essere la donna curva

Bloccata in una posizione innaturale. Nella posizione degli schiavi, dei sottomessi, degli oppressi. Sono piegata da una corda invisibile e tesa che sembra ripetermi che io non ha la stessa dignità degli altri, che devo fare solo quello che gli altri mi dicono di fare. Come una brava schiava. Da diciotto anni. E se provassi a dire dei no? Inutile provarci. La corda invisibile è troppo tesa e troppo spessa, finirei soltanto per farmi del male.

Immagina di essere nella sinagoga

Proprio nel luogo del culto, proprio nel giorno del culto, proprio in mezzo alle persone di culto, con il mio stesso corpo sembro gridare a tutti, come una schiava, “faccio solo quello che gli altri mi dicono di fare”. E attorno a me sembra che questo sia normale.

Gesù è l’unico a vedermi. L’unico per il quale la mia condizione non è normale, non è accettabile.

E mi chiama vicina a sé. E mi vede già libera.

E mi dice chi sono davvero: “sei liberata”, posso stare dritta, posso guardare in faccia la vita. E vedo per primo Gesù, che è la Vita.

Finalmente respiro, allungo la schiena, mi guardo attorno e sento che quella corda invisibile non c’è più. Posso scegliere io cosa fare e dove andare. Posso scegliere io la Vita.

Ma…

Questa liberazione fa saltare, guarda caso, proprio l’uomo che comanda. Proprio quello che sulle persone ha il potere di dire cosa devono e non devono fare. E non perde l’occasione per dirlo anche qui. Suscitare in tutti il senso di colpa: come se liberare potesse essere un peccato.

Per lui ci sono giorni in cui si deve lavorare o non si deve lavorare.

Per Gesù liberare è ciò che si deve fare in giorno di sabato.

Liberare le persone per dare gloria a Dio.

Matteo Polato OFM


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Quale frase mi ripete o mi ha ripetuto quella corda invisibile per lungo tempo?

Da chi mi sono sentito visto/a e liberato/a?

Quali situazioni o persone desidero che siano raggiunte da uno sguardo liberante?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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