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Prestare la voce

commento di Lc 11,47-54, a cura di

Foto di Jan Canty su Unsplash

Nel momento in cui
il bambino
metterà il pezzo finale del puzzle
per completare il quadro,
solo allora
capirà come era ridotto in brandelli
suo padre.

Haidar al-Ghazali – 07/05/2024

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Lc 11,47-54)

In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite.

Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno”, perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione.

Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito».

Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.


Mi lascio ispirare

Gesù mette Abele tra i profeti. I profeti sono coloro che prestano la loro voce a Dio, attualizzano la Parola, eppure non si legge di nessuna parola di Abele nel libro della Genesi. La violenza subìta, il suo sangue innocente, sono la prima profezia: del sangue di Gesù che nella croce raccoglie tutte le voci dei sangui che gridano dal suolo.

Allora per capire chi sono i nostri veri profeti oggi, quelli che stanno parlando anche alla nostra di generazione, non serve andare sui social, a cercare chi ha più follower, la voce che va per la maggiore. Quella di chi impone la sua presenza. Li troviamo invece nei posti che sono stati silenziati. Nel sangue degli innocenti, dei perseguitati, delle vittime di queste guerre. Nel fratello e nella sorella che abbiamo messo a tacere. È loro che dobbiamo ascoltare. Quello che succede a loro riguarda anche noi, in loro vediamo già il nostro di futuro, e si prospetta tetro, tra libertà e diritti essenziali negati.

I falsi profeti predicano nel chiuso delle loro stanze, dietro uno schermo, e dai palazzi di potere, da pulpiti che li elevano al di sopra degli altri, e impongono leggi insostenibili e muri che ci separano gli uni dagli altri. Gesù ci mette in guardia dall’ipocrisia, perché forse l’unico criterio per distinguere tra le tante voci che arrivano, è proprio la corrispondenza tra parole e azioni. Non solo, ci invita a prestare la voce a chi l’ha persa. A essere noi stessi profeti, testimoni.

Zaccarìa muore tra l’altare e il santuario. Nel luogo in cui avrebbe dovuto piuttosto essere accolto. Perché aveva tentato di scuotere il popolo dal torpore dell’indifferenza per riprendere la costruzione del tempio, partendo dalla cura degli ultimi. Quest’ultima profezia si sovrappone con la vita stessa di Gesù.

Riceviamo in eredità un mondo che si sta riempiendo di sepolcri, cosa stiamo davvero edificando?

Caterina Bruno


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

A quali voci presto attenzione di solito?

Cosa posso fare di diverso dai miei predecessori, dai miei padri?

Che vuol dire per me oggi, nel concreto, edificare la casa del Signore, una casa senza muri?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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