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Sapere a chi chiedere

commento di Lc 11,5-13, a cura di

Foto di DocteurCosmos, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

In un mondo che non ci vuole più
il mio canto libero sei tu.

Lucio Battisti, Il mio canto libero

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Lc 11,5-13)

In quel tempo, Gesù disse ai discepoli:

«Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.

Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.

Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».


Mi lascio ispirare

Arriva qualcuno alla nostra porta, un amico, una persona che amiamo, qualcuno che ha camminato a lungo, che porta con sé la fatica del viaggio, la sete, la fame, il bisogno di essere accolto: noi ci accorgiamo di non avere nulla.

Non abbiamo il pane da spezzare.

Non abbiamo parole capaci di consolare.

Non abbiamo risposte.

Non abbiamo soluzioni.

A volte persino la nostra fede ci sembra poca cosa.

E proprio lì, nel punto in cui ci scopriamo poveri, Gesù ci insegna a pregare.

L’uomo del brano non si vergogna della propria mancanza, non finge di avere ciò che non ha, non chiude la porta all’amico perché non può offrirgli nulla. Fa una cosa molto semplice: va a bussare alla porta di un altro.

Forse la preghiera comincia proprio così: quando smettiamo di voler essere noi il pane per tutti, quando accettiamo di non poter colmare ogni fame, quando riconosciamo che ciò che l’altro cerca in noi, a volte, non possiamo offrirglielo.

Signore, quante volte questa è la mia preghiera più vera!

Non ho nulla da offrirgli quando qualcuno soffre e non so cosa dire.

Non ho nulla da offrirgli quando qualcuno mi chiede una risposta e io stesso sono pieno di domande.

Non ho nulla da offrire quando mi viene chiesto amore e io mi accorgo di essere stanco, svuotato, incapace.

Eppure il Signore non ci chiede di avere sempre qualcosa ma di bussare, di riconoscere la nostra povertà senza vergognarcene, di non trasformare la nostra insufficienza in una chiusura, di lasciare che proprio il bisogno dell’altro diventi per noi una strada verso di Lui. Forse quel pane che cerchiamo per l’amico è soltanto qualcosa che dobbiamo ricevere per poterlo dare.

Lo Spirito Santo che ci viene promesso alla fine di questo passo del Vangelo è una presenza che non elimina la nostra povertà, ma la abita; che non ci rende autosufficienti, ma disponibili; che non ci fa avere sempre una risposta, ma ci insegna a rimanere davanti all’altro anche quando non sappiamo cosa offrirgli.

Non abbiamo pane, ma oggi ci viene indicata una porta alla quale poter bussare.

Forse la fede è proprio questo:

non avere tutto da offrire, ma sapere a chi chiedere.

Mounira Abdelhamid Serra


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Davanti a chi mi sento oggi come quell’uomo che «non ha nulla da offrire»?

Dove la mia povertà mi sta facendo chiudere una porta invece di spingermi a bussare?

Se oggi non avessi da offrire una soluzione, una risposta o una parola perfetta, cosa chiederei al Signore?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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