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Paragoni e dettagli

commento di Mt 20,1-16, a cura di

Foto di Pavel Danilyuk in Pexels

Davanti alle mie paure c’è una lente di ingrandimento.

Franco Arminio, Circo dell’ipocondria

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mt 20,1-16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.

Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.

Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.

Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».


Mi lascio ispirare

La lente di ingrandimento può essere uno strumento molto utile, perché ci permette di vedere meglio un piccolo dettaglio, ma se viviamo la nostra vita guardando tutto solo attraverso la lente rischiamo di perdere la possibilità di avere uno sguardo d’insieme e ci fissiamo solo su una parte del tutto, correndo il rischio di ingigantire le paure e le delusioni.

I primi lavoratori hanno lo sguardo fissato solo sul denaro ricevuto, e, concentrandosi solo sulla paga ricevuta e sulla fatica della giornata di lavoro, hanno perso di vista tutto il resto. Pur avendo ricevuto ciò che era stato loro promesso, si sentono vittime di un’ingiustizia perché altri hanno ricevuto la stessa loro paga. La lente fa vedere loro solo l’aspetto monetario, non la fortuna di essere stati chiamati a lavorare, la gioia delle persone che hanno potuto come loro portare a casa una paga, la generosità del padrone…

Tutto il resto sembra annullato. Rimangono scottati, perché con la lente del loro egoismo, hanno concentrato il loro sguardo solo su sé stessi, perdendo di vista la grandezza dell’amore e la gioia della condivisione. La lente rischia allora di non permetterci di ammirare il bello delle piccole cose, di limitarsi ad ingigantire le nostre paure e le nostra false aspettative, portandoci a vivere di confronti, non apprezzando e vedendo invece la grandezza dell’amore e della bontà di Dio.

Chiara Selvatici


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

In quali situazioni sento nascere in me un sentimento di invidia?

Quali paure sto rischiando che la lente del confronto ingigantisca?

Cosa mi aiuta a sentire la bontà gratuita di Dio per ogni uomo?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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