Quando prendi in mano la tua vita

Se siete venuti per aiutarmi, state perdendo tempo. Se la vostra liberazione è legata alla mia, allora lavoriamo insieme.
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Lc 4,38-44)
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva.
Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo.
Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato».
E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.
Mi lascio ispirare
Il brano di oggi è provocatorio. In apparenza racconta una successione lineare di tre gesti salvifici: una guarigione, alcune liberazioni, l’allargamento della missione. Se però abbiamo la pazienza di rimanere dentro ciascuna delle tre scene, senza addomesticare il disagio che suscitano, emergono domande capaci di farci riflettere sul nostro modo di abitare il mondo.
Gesù entra nella casa di Simone, comanda alla febbre e la donna si alza immediatamente per servire. Tutto sembra risolto. Eppure la scena, così come presentata, lascia un’inquietudine: l’immagine che ci facciamo è di un automa inceppato che, dopo l’intervento di Gesù, riprende il proprio lavoro come se nulla fosse accaduto. Il sintomo è scomparso e la funzione è stata ripristinata. È davvero questo che intendiamo per guarigione? Tornare efficienti, disponibili, capaci di occupare il posto di prima può significare semplicemente riprendere la vita che conducevamo prima di ammalarci. E se fosse proprio quel modo di vivere a dover cambiare? Se la guarigione non apre una discontinuità e non trasforma la vita, che guarigione è?
Poi Gesù incontra gli infermi uno per uno, imponendo le mani su ciascuno. I demòni, invece, gridano una verità: «Tu sei il Figlio di Dio». E Gesù li fa tacere. Perché rifiutare una testimonianza così esplicita? Conoscere il nome di Dio, formulare giudizi corretti sugli altri, comprendere perfettamente le nostre dinamiche interiori basta a renderci buoni cristiani o persone mature? Possiamo proclamare parole vere e continuare a vivere nella menzogna. La verità diventa testimonianza soltanto quando prende carne in una vita che la rende visibile. La verità che proclami, come sta trasformando la tua vita?
Infine Gesù si ritira nel deserto. Le folle lo cercano, lo raggiungono e vogliono trattenerlo: hanno ancora bisogno di lui. Gesù parte ugualmente. Anche questo gesto disturba: come può allontanarsi proprio ora? C’è gente che ha bisogno di lui e Gesù si sottrae. Il contributo che possiamo offrire si confonde facilmente con il bisogno di sentirci indispensabili. La libertà più difficile consiste forse nel discernere quando restare e quando partire. Il bisogno degli altri determina automaticamente la nostra missione?
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Quali sono le vere guarigioni che ti hanno fatto cambiare stile di vita?
Quando la verità che proclami a voce non corrisponde alla verità che vivi?
In quali situazioni rispondi alla tua chiamata personale e quando invece reagisci istintivamente al bisogno di sentirti indispensabile?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.