Scendere dal palcoscenico

mentre lasciavi indietro le loro voci,
le stelle hanno iniziato a bruciare
attraverso il velo di nuvole,
e una nuova voce
che piano piano
riconoscevi come la tua
ti teneva compagnia
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Mt 23,27-32)
In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, e dite: “Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti”. Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri».
Mi lascio ispirare
Gli “ipocriti” che vivono sul palcoscenico
Essere guardati o pensare di essere guardati a volte ci proietta immediatamente sopra ad un palcoscenico. Ci sentiamo investiti di un ruolo, sperando di piacere a tutti, preoccupati che la scenografia sia adeguata e con l’ansia di dire le battute giuste.
Lo facciamo perché in fondo abbiamo una tremenda paura di non apparire abbastanza belli o buoni o bravi per essere amati.
È alto in rischio di pensare anche che Dio sia fra il pubblico, come un giudice severo di un talent show con una telecamera puntata sulla nostra performance, pronta a registrare tutto, più che altro i nostri errori.
Apparire giusti ed essere morti
Forse è la paura a suggerirci la parte da recitare con Dio: quella del giusto, del pregare molto, del rispettare delle regole, poche o tante che siano.
A Gesù interessa che i suoi interlocutori siano vivi, non perfettamente giusti. Una mano di bianco nasconde le ossa, non la puzza.
Dio ama sempre, anche dietro le quinte… e ama anche quando goffamente tentiamo di recitare una parte che gli possa piacere. E ama tanto da desiderare che tutto riprenda a vivere.
A noi la scelta
Solo a noi la scelta di togliere i costumi di scena, di spegnere le luci, di smontare scenografie.
Solo a noi la scelta di riaprire i sepolcri intonacati.
Solo a noi la scelta di smettere la fatica di apparire giusti e di riprendere a vivere.
Solo a noi la scelta di permettere a qualcuno di vederci dietro le quinte, di lasciarci abbracciare dove ci sentiamo più soli, di darci la possibilità di sentire ciò che è vero da sempre: sei amato, sei amata per ciò che sei.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Quale palcoscenico stai calcando in questo periodo? Per quale motivo ci sei salito/a?
Chi mi ha visto dietro le quinte o nei camerini e mi ha fatto sentire amato/a?
In quale situazione potrei scegliere di togliere i costumi di scena, scendere dal palco, essere di più ciò che sono, riprendere a vivere?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.