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Dal potere al servizio

commento di Mt 17, 14-20, a cura di

Foto di Jon Tyson su Unsplash

Se Maometto non va alla montagna... la Montagna va da Maometto.

Detto popolare

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mt 17, 14-20)

In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell'acqua. L'ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo».

E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me». Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito.

Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: "Spòstati da qui a là", ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile».


Mi lascio ispirare

A una prima lettura sembrerebbe che Gesù sia seccato con il padre del ragazzo epilettico; in realtà Egli risponde alla richiesta dell’uomo in ginocchio, rivolgendosi all’operato dei suoi discepoli. Gesù denuncia l’incredulità e la perversione del cuore, la mancanza di fiducia e quell’opportunismo che cerca sé stesso invece del bene dell’altro.

La qualità dell’intenzione muta profondamente gli effetti della preghiera e dell’operato di chi mette in moto i doni di Dio nella propria vita e nella vita degli altri. In un’epoca in cui risultati e gli obiettivi vengono calcolati e raggiunti sulla base di percentuali, algoritmi e previsioni, in cui molto è automatizzato e ottimizzato, in cui troppo spesso si agisce per esercitare un potere anziché offrire un servizio e in cui l’atteggiamento quotidiano esalta l’“io posso” e l’“io faccio”, dimenticando l’“Io Sono”, Gesù fissa il suo sguardo sulla piccolezza di chi sa dimenticare sé stesso dinanzi all’amore per l’altro.

Dio si manifesta nell’immagine di un padre che si mette in ginocchio per suo figlio, di un uomo che non smette di umiliarsi pur di salvare la vita di chi ama. E ci domanda per quanto tempo ancora non lo vedremo, per quanto tempo non lo riconosceremo in questa immagine, per quanto tempo non impareremo da lui.

Con gli occhi del mondo, la grandezza di un albero non si riconosce nella piccolezza del seme. Con gli occhi di Dio, invece, quel seme contiene già tutta la promessa della sua pienezza.

Uscendo dall’incredulità dei nostri calcoli e della nostra volontà di controllo, trasformando la nostra per-versione, il nostro ripiegamento su noi stessi, in una con-versione che ci riporta a Dio e agli altri, scopriremo che esiste molto di più di ciò che facciamo e di ciò che crediamo di poter fare. È proprio lì che un granello di fede diventa capace di spostare le montagne.

Mounira Abdelhamid Serra


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Esercitare un potere o offrire un servizio, quali effetti differenti ne conseguono in base alla mia esperienza?

Quando la mia preghiera nasce dal desiderio di amare e quando invece dal bisogno di ottenere un risultato? Come me ne rendo conto?

In quali situazioni mi accorgo di confidare più nelle mie capacità che nell'azione di Dio?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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