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Il coraggio di esporsi

commento di Mt 20,20-28, a cura di

Foto di Micah & Sammie Chaffin su Unsplash

Che cosa sarebbe la vita se non avessimo il coraggio di correre dei rischi?

Vincent van Gogh

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mt 20,20-28)

In quel tempo, si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».

Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio delluomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».


Mi lascio ispirare

Immaginiamo due dei discepoli del Signore, Giovanni e Giacomo, mentre si avvicinano a Gesù accompagnati dalla loro madre, con una richiesta in cuore. Non rivolgono direttamente al Maestro la domanda di poter sedere uno alla sua destra e laltra alla sua sinistra nel suo regno, ma coinvolgono la madre, forse per trovare un modo più sottile o meno diretto di esprimere il loro desiderio. Questa richiesta, tuttavia, rivela un desiderio profondo di ottenere un ruolo di privilegio tra i discepoli, di essere riconosciuti come persone importanti e di avere un posto di rilievo nel futuro regno di Cristo. Magari ci potrebbe colpire come i discepoli mostrino una certa esitazione nel rivolgersi direttamente a Gesù, preferendo affidare la domanda a una figura di autorità come la madre, forse per paura o per timore di esporsi troppo.

Tuttavia, Gesù, con il suo esempio di vita e insegnamento, ci mostra chiaramente che il vero significato di regalità e di grandezza non risiede nel dominare sugli altri, ma nel servirli. Egli si presenta come il Maestro che, invece di cercare potere, si china umilmente per lavare i piedi dei suoi discepoli, offrendo così un modello fatto di umiltà e amore.

Nella nostra quotidianità anche noi possiamo trovarci davanti a situazioni in cui sentiamo la necessità di essere riconosciuti, valorizzati e apprezzati per quello che siamo e che facciamo. E a volte constatiamo che questo riconoscimento non arriva, che più lo cerchiamo e più si allontana. Ecco allora che oggi il Signore ci ricorda ciò che realmente conta, ciò per cui vale la pena esporsi, rischiare: lamore.

Ogni giorno si rinnova per noi la possibilità di cogliere i modi concreti in cui possiamo mettere noi stessi ai piedi degli altri, offrendo il nostro aiuto e il nostro servizio nelle situazioni della vita quotidiana che ci troviamo a vivere, seguendo lesempio di colui che ci ha insegnato che la vera grandezza sta nellumiltà e nellamore disinteressato.

Sara Zaccarini


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

In quali luoghi della mia vita faccio anche io lesperienza del desiderio che animò Giacomo e Giovanni?

Cosa significa per me espormi per ciò che realmente conta?

Quali sentimenti mi abitano quando riesco a espormi per ciò per il quale ne vale la pena?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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