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Misericordia o controllo?

commento di Mt 12,1-8, a cura di

Foto di Sasun Bughdaryan su Unsplash

E quando l'ora della partenza fu vicina: "Ah!" disse la volpe, "... piangerò".
"La colpa è tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..."
"È vero", disse la volpe.
"Ma piangerai!" disse il piccolo principe. È certo", disse la volpe.
"Ma allora che ci guadagni?"
"Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".

Antoine De Saint-Exupéry

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mt 12,1-8)

In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.

Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato».

Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell'offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell'uomo è signore del sabato».


Mi lascio ispirare

Codificare, mettere in ordine, controllare, classificare e dividere in categorie sono operazioni umane che danno sicurezza e serenità, ci fanno sentire protetti e potenti. È quello che facciamo fare ai calcolatori, sempre più potenti, agli algoritmi, ai codici e ai flussi di programmazione. Il mondo dell’informatica e dell’automazione è una proiezione di questa parte del nostro funzionamento (potrebbe essere altro?). Anche le codificazioni giuridiche possono ridursi appunto a un codice che stabilisce dei comportamenti, definisce relazioni, controlla i conflitti.

Noi esseri umani non funzioniamo solo così. Noi abbiamo fame. La fame rappresenta tutto ciò che eccede e non è governabile dal bisogno di controllo e di sicurezza; è il dispiegarsi incontrollabile della nostra umanità limitata, fragile, vulnerabile e, per certi versi, imprevedibile. La fame è la parte traboccante della vitalità umana, è ciò che ci permette di sperimentarci vivi perché ci stimola a muoverci, anche se la fame non è piacevole.

La frase che Gesù lascia come provocazione ai suoi ascoltatori ha grande forza per indurci a riflettere. “Misericordia io voglio e non sacrifici”, dove “misericordia” ci mette in contatto sia con il cuore umano, sia con la sua povertà: la misericordia ha a che fare con le nostre innumerevoli fami. Se non impariamo a viverla continueremo a fare sacrifici – cioè a immolare la vita – in noi e nelle persone che incontriamo.

Andrea Piccolo SJ


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Come si esprime in te il bisogno di tenere sotto controllo situazioni e persone?

Rifletti sulla tua "umanità". Con umiltà cosa ti sta dicendo? Quale tua fame sta traboccando dal controllo che ti sei posto/posta?

In che modo desideri vivere e praticare la misericordia che percepisci in te?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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