Il confine

Il male è l'illimitato, ma non è l'infinito.
Solo l'infinito limita l'illimitato.
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Mt 5,38-42)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: "Occhio per occhio" e "dente per dente". Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l'altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.
E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due.
Da' a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».
Mi lascio ispirare
La legge del taglione fa della compensazione equa l’unico argine al male e alla violenza. Ricevi quello che dai, ti viene tolto tanto quanto prendi. Ma i conti così non tornano mai.
Possiamo continuare a sentire il dolore di uno schiaffo, anche emotivo, a distanza di anni, fino a ricordare nel corpo proprio la sensazione fisica. O il rimorso, se lo schiaffo lo abbiamo dato noi. Chi ne paga le conseguenze? Proteggersi, difendersi, reagire, dovrebbe essere l’istinto naturale, e quando viene meno questo istinto, nelle situazioni peggiori, dobbiamo imparare a mettere dei confini sani. E se ci fosse un’altra strada?
Una strada che non è passività, ma ascolto e resistenza pacifica. Quella di un gesto, uno spazio, una porzione di noi stessi, offerta con consapevolezza all’altro. Un’occasione di fare diversamente. Torno sul male che ho ricevuto. Immagino di stare, in piedi, davanti a chi mi ha ferito. Gli porgo anche l’altra guancia perché la possa osservare, e gli chiedo: è davvero questo quello che vuoi? Sono gesti che disinnescano la rabbia. A chi ha preso della mia tunica, e dunque di me, lascio anche il mantello, e mi mostro come sono, senza coprire la mia vulnerabilità. Non mi nascondo. Questa tunica è solo quello che ho indosso. Conoscersi è un’altra cosa. Prendi la mia tunica e mettila. Come ci si sente? Io prendo la tua. Proviamo a fare due passi su questa strada che è da condividere, che non si può percorrere da soli. E andiamo insieme, fin dove è possibile.
Prenderemo altre strade nella pace, quando e se sarà necessario. Voltiamoci l’uno verso l’altro, con i nostri desideri e le ferite. Tra di noi, nel mezzo, c’è Cristo che fa da confine, che ha già pagato il prezzo del male sia per me che per te. Che ci restituisce il bene per tutto il male ricevuto. Nello spreco, nella gratuità che è questo Suo modo di amare, sì, forse non è necessario che tutto torni.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Schiaffi ma anche carezze emotive, cosa pesa o alleggerisce il cuore?
Guardo l'abito che porto, cosa ne faccio?
In quale riconciliazione difficile posso lasciare che sia Gesù il confine?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.