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Riconoscersi bisognosi, sapersi aiutanti

commento di Mt 9,36-10,8, a cura di Giovanni Stefani

Foto di Amir Benlakhlef su Unsplash

Lascia il mondo migliore di come l'hai trovato.

Robert Baden-Powell

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mt 9,36-10,8)

In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».

Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro il potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.

I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, colui che poi lo tradì.

Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».


Mi lascio ispirare

Curioso che Gesù, il figlio di Dio, colui che conosce il Padre e da lui tutto ha ricevuto, provi compassione nel vedere la creazione molto buona dell’uomo smarrita, sfinita. Eppure il Padre ha dato loro la vita stessa, il corpo per sentire la propria coscienza, gli ha dato schiavitù e privazione, il tempo del deserto per far morire la pretesa di ragione e piantare al centro del corpo l’unica vera fame: la voglia di stare col Signore. E dopo la libertà gli ha dato la legge, e ancora non è sufficiente: l’uomo erra, cresce, cade, si perde.

Allora Dio promette sé stesso, è imminente: nasce come uomo da madre, bimbo fra la gente. Cresce, matura, si mostra e si dona come amore alla gente per sollevare il popolo di sé stesso dalla fame del mondo: il potere sul niente. Ce l’hanno davanti eppure non lo riconoscono. Forse l’uomo si vergogna, non si sente degno, di essere servito da Dio in persona: forse preferisce che l’aiuto venga da un altro uomo, che doni il suo affinché diventi tuo, mio. E a pensarci bene, di tutto ciò che sono e che ho, c’è qualcosa che Dio non mi abbia dato? Non condizionare ciò che liberamente, senza merito, ti è stato donato. Ogni uomo ha fame, ma non tutti spezzano il pane per condividerlo; ogni uomo si ammala, ma non tutti vogliono stare vicino alla malattia; ogni uomo muore, ma non tutti riescono a vedere oltre la morte nel corpo, la vita nel Signore. Ogni uomo, un giorno può essere folla e un giorno operaio.

Prega il Dio della vita che ti dia un pastore quando sei disperso e di accogliere di poter essere tu il pastore che riporta al gregge chi si è disperso.

Giovanni Stefani


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Parte del gregge: in quale ambito della tua vita senti il bisogno di essere guidato dal Signore, di ricevere aiuto da lui?

Parte degli operai: in quale ambito della tua vita sei solido nella fede tanto da sentirti pronto ad aiutare?

Quali sentimenti, emozioni, pensieri e intenzioni ti abitano quando hai bisogno di aiuto o quando invece sei capace di aiutare?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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