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Quando ti svendi a caro prezzo

commento di Mc 12,13-17, a cura di Flavio Emanuele Bottaro SJ

Il prezzo di ogni cosa è la quantità di vita che devi scambiare per ottenerla.

Henry David Thoreau

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mc 12,13-17)

In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». E rimasero ammirati di lui.


Mi lascio ispirare

Succede spesso di accorgersi che qualcosa nato per servirci finisce per governarci. Il telefono che controlliamo continuamente. Il lavoro che invade ogni spazio. Il bisogno di approvazione che orienta le scelte più delle convinzioni profonde. All’inizio sono solo strumenti. Poi, quando abbassiamo il livello di consapevolezza ed entriamo nell’abitudine, diventano criteri. Misuriamo il nostro valore da ciò che produciamo, possediamo o mostriamo. O per come veniamo considerati o riconosciuti. Anche i farisei e gli erodiani ragionano così. Cercano di intrappolare Gesù contrapponendo due piani e mettendoli sullo stesso livello: Cesare o Dio, politica o religione. Gesù rifiuta questa alternativa e sposta l’attenzione sull’appartenenza. L’uomo appartiene a entrambi, ma non allo stesso modo. Vive dentro la storia, con responsabilità concrete, relazioni, lavoro e istituzioni; e nello stesso tempo custodisce una profondità che nessun ruolo e nessun potere possono esaurire. Non esistono due vite separate. Ce n’è una sola, chiamata continuamente a ricomporre la tensione tra ciò che passa e ciò che rimane.

Il vero discrimine non passa tra il mondo e Dio, ma tra fini e mezzi. La moneta di Cesare è un mezzo. Serve agli scambi, all’organizzazione della convivenza, alla gestione della vita comune. Lo stesso vale per il prestigio, il potere, la tecnologia, perfino per le istituzioni. Hanno una funzione importante e necessaria. Il problema nasce quando chiediamo loro ciò che non possono dare. Quando il denaro diventa il significato della vita. Quando il prestigio diventa la misura del nostro valore. Quando la tecnologia pretende di dirci chi siamo. Oggi lo vediamo persino nei dati che lasciamo ovunque e nell’intelligenza artificiale che descrive i nostri comportamenti. Sono strumenti preziosi, ma restano strumenti. Un algoritmo può prevedere una scelta; non può contenere la libertà di chi sceglie. Un profilo digitale può rappresentare una persona; non può esaurirne il mistero. Quando perdiamo di vista questa distinzione, l’essere umano si riduce a oggetto tra gli oggetti.

«Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» significa non confondere i piani. Non perché esistano due mondi separati, ma perché esiste un ordine della realtà da custodire. Ai mezzi va riconosciuto il loro posto; non di più. L’essere umano non è un mezzo. È una presenza unica nell’universo: ne è parte e, nello stesso tempo, lo contiene nella propria coscienza, nelle proprie domande, nella propria capacità di amare e di scegliere. Nessun potere, nessuna ricchezza, nessun successo possono reclamare ciò che egli è. La libertà comincia quando ogni cosa torna al proprio posto.

Flavio Emanuele Bottaro SJ


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Quale strumento utile della tua vita rischia di diventare il criterio con cui misuri il tuo valore?
Se venissero meno il tuo ruolo, il tuo prestigio o le tue sicurezze, che cosa resterebbe intatto di te?
A quale realtà stai consegnando il cuore, pur essendo nata soltanto per servirti?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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