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In rispetto del tuo tempo

commento di Mc 11,11-25, a cura di Martina Pampagnin

Foto di Martina Pampagnin

Nella teoria della relatività non esiste un unico tempo assoluto, ma ogni singolo individuo ha una propria personale misura del tempo, che dipende da dove si trova e da come si sta muovendo.

Stephen Hawking

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mc 11,11-25)

[Dopo essere stato acclamato dalla folla, Gesù] entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l'ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.

La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all'albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l'udirono.

Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto:

"La mia casa sarà chiamata

casa di preghiera per tutte le nazioni"?

Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».

Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.

La mattina seguente, passando, videro l'albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l'albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: "Lèvati e gèttati nel mare", senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».


Mi lascio ispirare

Ti vedo camminare, Signore, su e giù per la strada tra Gerusalemme e Betania. Ti vedo alla ricerca di qualcosa che ti dia gusto. Come tutti noi, anche tu hai fame di qualcosa di specifico che non sai bene cos’è. Sei alla ricerca di qualcosa che dia gusto alla tua giornata, soddisfi la tua fame. Ti guardo avvicinarti al fico con passo tempestoso – cosa turba il tuo cuore? quali pensieri vorticano nella tua mente? – e con occhi che hanno fame di qualcosa di diverso occhi che non hanno più pazienza. Sembra quasi che cerchino più risposte che cibo vero. Ti vedo avvicinarti al fico e per la prima volta sento le tue labbra maledire qualcosa. Sento frustrazione, stanchezza, paura e rabbia uscire dalla tua bocca. Cosa ti turba così, Signore? Non è da te questa reazione. Continuo a seguirti, avvolto nella tua nube grigia, e ti vedo entrare al tempio a passo deciso. Ti conosco: cerchi ristoro, conforto, una parola che ponga fine alla burrasca nel tuo cuore. Questa volta, però, la tempesta ha la meglio: non puoi vedere la tua casa alla mercé del dio che vende e di chi ne è al servizio. Tutto vola, tutto cade, tutti vanno via. Sei solo ora, finalmente nel silenzio della tua casa.

Mi chiedo se il fico, il mercato e la nube grigia che ti abita non siano, in fondo, qualcosa di simile che abita anche me. Forse anche tu, Rabbunì, ti senti la vita sfuggire dalle mani, attraversata da tanti devo (devo essere, devo fare, devo produrre, non devo essere in ritardo, devo stare al passo…) che ti fanno venire fame di bellezza e cose gustose? Forse anche tu, Rabbunì, senti la tua vita rigogliosa come quel fico ma sei un po’ stanco di attendere i suoi frutti, o vorresti che fosse già tempo per coglierli? Forse che tu, Rabbunì, come me sei stanco di vedere la tua casa abitata da chi non vorresti ci fosse (paure, do ut des, fatiche, rinunce, relazioni non propriamente sane, desideri che vorrebbero prendere posto ma non sanno dove mettere radici perché non c’è spazio ma troppo caos)?

Se è così che ti senti, Rabbunì, mi avvicino a te, al centro del tempio: in due ci diamo forza. Mi siedo, chiudo gli occhi e respiro il silenzio che finalmente mi circonda e capisco e assaporo per la prima volta dopo tanto tempo l’importanza di andare al mio tempo per dare frutto, l’importanza di fare spazio, di prendermi cura del mio tempio e del mio tempo perché tu possa agire secondo il tuo disegno per me. Non devo correre, non devo apparire, non devo vendermi ai tanti dei fasulli della vita. Devo fiorire e fare spazio perché tu possa operare in me. Ecco, Signore, ti chiedo la grazia di avere fede che ogni mia preghiera sia già realizzata nel tuo cuore e di concedermi di vivere nel mio tempio con rispetto del tempo che hai pensato per me.

Martina Pampagnin


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Quando ti è capitato di ribaltare tavoli nella tua vita per ritrovare ordine?

Che gusto ha per te il tempo di preghiera con Dio?

Quale preghiera affidi a Dio perché sia già compiuta?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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