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Essere uno

commento di Gv 13,16-20, a cura di Matteo Suffritti SJ

Foto di armina arhm su Unsplash

Ti prometto che tutta la mia vita sarà un tendere verso quella bella armonia, e anche verso quell'umiltà e vero amore di cui sento la capacità in me stessa, nei momenti migliori.

Etty Hillesum

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Gv 13,16-20)

[Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse loro:

«In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica.

Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: "Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno". Ve lo dico fin d'ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono.

In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».


Mi lascio ispirare

“Essere uno” con uno come te
non è sempre un’avventura semplice.
C’è un allenamento del desiderio
perché a volte ci viene da fare inversione
e scappare dal tuo volto sereno
che dice “beati”.

È immediatamente un po’ incomprensibile
inchinarsi
e lavare dei piedi sporchi,
piedi che potranno alzarsi contro,
rinnegare, tradire.
Potranno. E lo fanno.

Che quanto ci frega ‘sta fregola sorda
di farci giustizia,
di vincere,
di essere grandi
(o di sembrare tali, almeno a qualcuno).

Tu ci precedi nel deserto
nell’arte difficile di dire dei semplici “no”
accogliendo e gustando fino in fondo
il “sì” pieno e la prossimità vera
di colui che manda.

È questo il pane buono
che non conservi come tesoro geloso.
Manna che non è medaglia per qualche merito
ma sostegno offerto
a quei poveri in cammino
che si arrendono al tuo abbraccio.
Perchè il bello e l’assurdo è che tu desideri
essere uno con noi.
Essere uno con me.

Matteo Suffritti SJ


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

In cosa sento che il mio desiderio e la mia sensibilità sono stati toccati dall'incontro con Gesù?

Che cosa dice o fa Gesù che non mi procura affatto pace e gioia, ma piuttosto fastidio, rabbia, resistenze?

In quali volti o situazioni potrei dire che ho intravisto la beatitudine?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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