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Un programma di Vita

commento di Gv 10,11-18, a cura di Matteo Polato OFM

Foto di Zafer Erdoğan da Pexels

Credi in un amore che ti è stato conservato come un’eredità, e abbi fede che in questo amore c’è una forza e una benedizione così grande che puoi viaggiare fin dove desideri senza doverne uscire.

Rainer Maria Rilke

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Gv 10,11-18)

In quel tempo, Gesù disse:

«Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.

Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.

Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».


Mi lascio ispirare

Il pastore non esiste senza un suo gregge. Presentandosi come il bel pastore, quello compiuto, Gesù si presenta come indissolubilmente legato al suo gregge.

Il pastore solitamente vive del suo gregge, del latte, della lana e della carne degli agnelli che il gregge gli fornisce. Non questo pastore. Il buon pastore, il bel pastore, quello compiuto, ha un altro programma: le pecore gli appartengono, le conosce, ma non sono loro a dover dare al pastore il necessario per vivere. È il pastore che dà la sua vita per le loro. Non come conseguenza di un pericolo, non perché le pecore glielo chiedono ma come un programma di vita che precede ogni aspettativa.

Da sempre e per sempre, qualunque cosa accada, il pastore dà la vita per te, per il suo gregge. Lui dà la sua vita perché tu abbia Vita, in abbondanza. Non solo per te ma per molte altre pecore, anche di altri recinti. Tutte sono chiamate per nome da una sola voce che in tutte risuona. Puoi riconoscere questa voce perché dice la verità della tua umanità e di Dio e la riconosci perché consola, guarisce, vivifica. È la voce di una buona notizia che risuona dentro il cuore e fa vibrare le corde profonde della nostra identità.

Matteo Polato OFM


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

In quali relazioni della mia vita mi sento o mi sono sentito preceduto da un amore che desidera che io abbia Vita in abbondanza?

Lasciandomi chiamare per nome, quali aspetti, ricordi, sentimenti, situazioni della mia vita desidero che il pastore conosca?

Quale buona notizia, quale parola di Gesù, quale suo modo di essere, quale aspetto della sua persona sento che in questo periodo della mia vita risuona dentro di me facendo vibrare le corde profonde della mia identità?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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