
Foto di József Szabó su Unsplash -
Permettere a un altro
di occupare il nostro spazio
e di guardarlo da dentro,
dentro i confronti e le sostituzioni,
un altro che vive con i nostri fantasmi
e che ci spinge verso il futuro.
Niccolò Fabi, Andare oltre
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Gv 6,30-35)
In quel tempo, la folla disse a Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: "Diede loro da mangiare un pane dal cielo"».
Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».
Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».
Mi lascio ispirare
Folle di cuori assetati di
segni, riprove, conferme
che dicono la sete di fedeltà
del cuore dell’uomo. E pure
dicono aspettativa, solita
schiavitù di rapportare vecchio
al nuovo, di imbrigliare il dono
del Figlio che si fa mangiare.
Poi, Maestro, il Figlio torna a
spiegare ogni cosa, paziente
illustratore dell’Amore paterno, che
è da sempre, per sempre fonte
di vita piena: dalla manna di
Mosè al pane del cielo. Quanto
prima nutriva per quaranta
anni diventa promessa eterna.
Non siamo altro che figli
liberati. Eternamente
affrancati da tutti i cibi che
non durano, eternamente
chiamati al pane della vita
nuova in Cristo. Desiderio
che salva da ogni bisogno:
Padre
che salda la terra al cielo.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
In quali esperienze della mia quotidianità mi riconosco troppo schiavo/a delle aspettative, ai paragoni con ciò che è stato?
In quali modi la mia relazione con Dio mi aiuta ad accogliere ciò che è nuovo, lasciando cadere i miei preconcetti?
Di cosa ho bisogno, oggi? E quale, invece, è il nome che porta il mio desiderio?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
21
Aprile
2026
Figli liberati
commento di Gv 6,30-35, a cura di Melania Condò