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“È strano” mormorò “ma finché non si dimentica che si cade e si continua a cadere, nulla è perduto. Si direbbe che la vita ami i paradossi (quando si crede di essere del tutto al sicuro si è sempre ridicoli e sul punto di precipitare), ma quando uno sa di essere perduto, la vita lo colma di doni.
Erich Maria Remarque, Il cielo non ha preferenze
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Lc 24,13-35)
Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Mi lascio ispirare
Il cammino dei due discepoli nasconde, nella desolazione, la grazia di tornare a casa dopo aver incontrato Gesù.
Proprio loro, i discepoli, hanno avuto l’opportunità di incontrare Gesù e in sua assenza, a seguito della morte in croce, sono così tristi e persi da abbandonare Gerusalemme. La morte ha messo in crisi le ragioni per cui i discepoli hanno creduto. I loro visi si fanno sempre più cupi, il desiderio ormai è di andar via da Gerusalemme, isolarsi in un villaggio e rimanere in compagnia di certi pensieri maligni.
L’esperienza dell’autenticità nasce quando finalmente riemergono i ricordi e possono parlare di chi veramente hanno conosciuto sotto la croce. Avviene tutto in un attimo. Qualcuno, proprio chi ha accettato di morire sulla croce per il prossimo, ascolta il senso di sconfitta e percepisce la frustrazione dei discepoli. In un attimo il cuore dei discepoli sente qualcosa che, in fondo, un po’ riconosce.
Adesso è il momento di invertire il cammino.
I discepoli non provano a trattenere Gesù. Entrambi sono finalmente liberi e, questa volta, accettano di veder sparire Gesù ai loro occhi. La gioia di aver incontrato Gesù li spinge a tornare a casa ed essere testimoni. Più potranno testimoniare l’incontro di Gesù con le loro azioni, più i discepoli potranno riconoscere l’incontro di Gesù nella vita di ogni giorno.
La grazia è di dare valore alla desolazione che aiuta a reincontrare Gesù per tornare nel luogo in cui ci si sente a casa, diversi rispetto a come si è partiti.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Che emozione provo rivedendo i volti delusi dei discepoli?
In quale occasione sono grato di aver riaperto gli occhi?
Cosa rappresenta per me il ritorno a casa, a Gerusalemme?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
19
Aprile
2026
Gustare il ritorno a casa
commento di Lc 24,13-35, a cura di Marco Passalacqua