
Foto di Noureddine BOUABDALLAH su Unsplash -
A ciò che non ti rappresenta
dire no finalmente
perché chi viene alla luce
illumina.
Niccolò Fabi, Attesa e inaspettata
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Gv 3,16-21)
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
Mi lascio ispirare
È notte quando Nicodèmo va da Gesù. Una notte di dubbi, di domande e di sete di ricominciare. È notte quando ci sentiamo persi. Forse abbiamo accumulato un po’ di fallimenti, abbiamo fatto anche un buon cammino, ma nel segreto del nostro cuore ci siamo spenti per strada. Questo dialogo è il gesto di accostare la nostra candela a una fiamma. La luce e il calore si ricevono, ma è una scelta, quella di donarsi o meno, perché questa luce ci cambia, ci trasforma, ci consuma anche. Il giudizio è in realtà un’autocondanna.
Forse la cosa più difficile da sradicare nel nostro cuore è il modo in cui ci giudichiamo, in cui non ci diamo il permesso di stare in questo calore, di stare al mondo così come siamo, accogliendo i nostri sentimenti, la nostra umanità, questo amore folle della croce che ci salva senza chiedere nulla in cambio. Più avanti Nicodèmo verrà alla luce, senza più timore, di se stesso, né della condanna dei suoi pari, dei Giudei, per prendere il corpo di Cristo dalla croce.
La verità è che siamo stati salvati, tutti, e ogni nostra azione malvagia non è che una parola di condanna che prova a oscurare questa verità: che siamo amati. E tanto. Tanto che il Padre ha dato il suo unico figlio. Il punto è se crediamo di meritarlo o meno. E proprio lì dove non riusciamo a perdonarci, accogliere il dono.
Mi accende il desiderio di bene e di vita che il Signore ha per me. Guardo questa fiamma sospesa nel vuoto, in alto… sembra non avere origine, e dunque neanche una fine, non c’è fine a questo chinarsi e versarsi di Dio in noi. Siamo desiderio di Dio. Mi riaccende il suo farsi trovare proprio nella mia notte, il modo in cui non si è nascosto ma si è esposto per me, dando tutto.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Quale notte mi ha condotto a Cristo?
Come mi fa sentire questa parola di salvezza?
Che desiderio attende solo di essere risvegliato nel mio cuore?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
15
Aprile
2026
Alla luce
commento di Gv 3,16-21, a cura di Caterina Bruno