
Foto di Ilaria Zipponi -
Ed è in certi sguardi che si nasconde l’infinito.
Tutto l’universo obbedisce all’amore.
Come puoi tenere nascosto un amore?
Ed è così che ci trattiene nelle sue catene.
Franco Battiato, Tutto l’universo obbedisce all’amore
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Gv 21, 1-14)
In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatrè grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
Mi lascio ispirare
Gesù si manifesta ai discepoli dopo la sua morte e risurrezione non con gesti straordinari o solenni, ma attraverso la semplicità della vita quotidiana: li aiuta nella pesca, si fa loro vicino, condivide un pasto. Dopo aver compiuto il più grande dei miracoli – vincere la morte con l’amore, attraversare fino in fondo il dolore e spezzare le logiche dell’odio e dell’ingiustizia – Gesù torna dai suoi amici per stare con loro, nella concretezza di gesti semplici e familiari.
È proprio questa semplicità che colpisce: forse sono questi piccoli gesti a distinguere davvero la vita dalla morte, a dare senso e sapore ai nostri giorni. Nella condivisione, nella vicinanza, nel tempo donato agli altri, Gesù continua a manifestarsi anche oggi: nel farsi prossimo e nel rendere significativi momenti apparentemente ordinari.
I discepoli, però, non lo riconoscono subito. Solo dopo il segno della pesca abbondante si apre per loro uno spiraglio di comprensione. La sorpresa, l’incredulità, la difficoltà di accogliere qualcosa che supera ogni logica umana – qualcosa di così immenso e inatteso – possono offuscare lo sguardo e rendere arduo riconoscere anche ciò che è più caro. Eppure Gesù non si scoraggia: si avvicina, li guida, li aiuta. Quando finalmente comprendono, la loro reazione è immediata e carica di emozione: gli corrono incontro, con il cuore colmo di gioia e forse anche di sollievo, nel vedere che ciò che avevano sperato – o temuto impossibile – è effettivamente realtà.
Attorno al fuoco, nel gesto del pane condiviso, si rivela quello che forse è il desiderio profondo di Gesù: stare con loro. Non è necessario che i discepoli chiedano chi sia: lo sanno già. Eppure il silenzio che accompagna quel momento sembra amplificare tutto – l’incredulità, lo stupore, la gioia, forse anche un certo timore reverenziale. Sedersi accanto a colui che hanno visto morire e che ora è vivo rompe di certo ogni schema, supera ogni umana certezza. Proprio in questo silenzio si coglie la pienezza dell’incontro: non serve spiegare, non serve capire tutto. Basta esserci. E in quella presenza si manifesta qualcosa di straordinario e rivoluzionario, la natura e l’amore di Gesù, che tuttavia continua a desiderare la compagnia dell’uomo, nella semplicità di un pasto condiviso.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Cosa mi impedisce di sentire il gusto dei momenti semplici della mia quotidianità?
Quando e in quali contesti mi capita di inseguire esperienze fuori dall’ordinario, alla ricerca di senso e pienezza?
Come vivo i silenzi nelle relazioni?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
10
Aprile
2026
Straordinario che cerca l’ordinario
commento di Gv 21, 1-14, a cura di Ilaria Zipponi