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Cari giovani, la Chiesa ha bisogno di autentici testimoni per la nuova evangelizzazione: uomini e donne la cui vita sia stata trasformata dall’incontro con Gesù; uomini e donne capaci di comunicare questa esperienza agli altri. La Chiesa ha bisogno di santi. Tutti siamo chiamati alla santità, e solo i santi possono rinnovare l’umanità.
Giovanni Paolo II
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Lc 24,35-48)
In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».
Mi lascio ispirare
C’è tanta fatica nel lasciar cadere le nostre barriere razionali e a credere veramente. Per l’adesione alla fede che salva non bastano i sensi materiali, ma neanche i sentimenti passeggeri del momento. Occorre, anche, l’intelligenza spirituale che solo il Signore può dare, poiché è colui che «apre la mente per comprendere le Scritture». Senza questa intelligenza, il discepolo non può riconoscere chi è Gesù. Egli, mostrandoci il suo volto obbediente al Padre, con la passione, la risurrezione e la predicazione a tutte le genti ha compiuto la Scrittura.
Dalla narrazione dell’esperienza dei discepoli di Emmaus non ci è detto quale conseguenza si è avuta negli altri discepoli, mentre dopo la successiva apparizione del Risorto notiamo tre passaggi, due emotivi e uno razionale: sconcerto e paura, gioia e stupore, apertura della mente. L’incredulità pare continui a far parte comunque dell’esperienza del discepolo, il quale, come ciascuno di noi oggi, deve combattere i propri “fantasmi”, affrontare le difficoltà della fede, per giungere a un affidamento pieno e sincero, accettando anche di non comprendere pienamente tutto.
Gesù non è un fantasma, ma una persona che possiamo incontrare, di cui possiamo fare esperienza concreta e che ci permette di sperimentare la vera gioia e la vera pace, non quelle che dà il mondo, ma quelle che toccano la nostra identità più profonda, cioè figli amati da Dio. Diventiamo, così, testimoni della sua infinita misericordia nel mondo, capaci di annunciare nella storia la conversione e il perdono.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Quale barriera razionale ho da far cadere per far spazio all’intelligenza spirituale e superare la mia incredulità?
Nella mia storia, quali esperienze concrete di Dio ho avuto?
Come posso essere, nella mia vita, testimone dell’amore misericordioso di Dio?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
9
Aprile
2026
Increduli credenti
commento di Lc 24,35-48, a cura di Marco Ruggiero