
Foto di Jon Tyson su Unsplash -
Io vorrei sapere: senza fede, senza ipotesi. Voglio la certezza. Voglio che Iddio mi tenda la mano e scopra il suo volto nascosto, e voglio che mi parli.
Il suo silenzio non ti parla?
Dialogo da “Il settimo sigillo”
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Lc 2,41-51a)
I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso.
Mi lascio ispirare
Se all’inizio mi trovo davanti un Gesù ancora bambino, che compie un pellegrinaggio insieme ai suoi genitori, poi rimango sorpreso nel constatare che la maturità di Gesù, al compimento della maggior età per la religione ebraica, consiste proprio nel separarsi dai genitori per trattenersi a Gerusalemme. Separazione rivelatasi necessaria, che permette a Gesù di concludere il proprio pellegrinaggio riconoscendo che c’è un determinato luogo dove ascoltare la Parola, un luogo prediletto rispetto a tutti gli altri.
Questo pellegrinaggio ha portato Gesù a essere libero di decidere quando separarsi dagli altri proprio perché è arrivato il momento opportuno di crescere ascoltando la Parola. Lo stupore di Giuseppe e Maria fa percepire proprio l’incredulità davanti a quello che è diventato Gesù e, soprattutto, al suo desiderio di vita: prendersi cura dei figli del Signore, essere così tanto solidale con gli uomini al punto da amarli fino a donare la propria vita.
Alla fine non sono più Giuseppe e Maria ad accompagnare il figlio a Nazareth, luogo che ben rappresenta la vita quotidiana, ma è invece Gesù che si rimette in pellegrinaggio, accompagnando i propri genitori, in silenzio, verso la quotidianità.
È una grazia sentire il silenzio che aiuta Gesù ad ascoltare la Parola a Gerusalemme, così come il silenzio che caratterizza lo stupore di Giuseppe e Maria. La grazia è accogliere gli avvenimenti quotidiani con un silenzio che invita ad ascoltare e porre domande.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
In quale luogo desidero tornare per stare in ascolto a quello che ritengo più autentico?
Quale emozione prevale nel rivedere la crescita di Gesù?
Cosa provo rivedendo Gesù, in silenzio, verso Nazareth con i propri genitori?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
19
Marzo
2026
Crescere nell’ascolto
commento di Lc 2,41-51a, a cura di Marco Passalacqua