
Foto di Lavi Perchik su Unsplash -
L’amore mi faceva paura,
ora so, invece,
che solo incontrandolo potevo guarire.
Maria Giovanna Farina
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Gv 5,1-16)
Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: “Prendi la tua barella e cammina”». Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: “Prendi e cammina?”». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo. Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.
Mi lascio ispirare
La piscina di “casa della misericordia” (secondo una delle ipotesi etimologiche) attira uno stuolo di diseredati. Chissà se attira anche me e te. Chissà se, scrutando bene, abbiamo il coraggio di riconoscerci in mezzo a quello stuolo così variegato, tu e io. Lì in mezzo c’è veramente di tutto!
Arriva Gesù e tra tutti i malconci si rivolge proprio a te: ti vede a terra, distrutto, e sa cosa ti ha abbattuto. Sa che sei all’estremo delle forze: non ce la fai più. Gesù ti chiede: “Vuoi guarire?”. Tu veramente non ci credi più e infatti non rispondi alla domanda, metti davanti l’ostacolo che ti ha impedito, che ti ha penalizzato che ti ha crocifisso nella situazione in cui sei: “Non ho nessuno…”. Sono solo/sola e abbandonato/abbandonata. Ti sarebbe bastato un “Sì!” ma non lo hai detto: che miserabile!
Eppure Gesù ti rialza; evidentemente per lui non sei un miserabile, altrimenti ti avrebbe lasciato lì. Tu cammini; di colpo riesci a portare il tuo trauma, il tuo peso, la tua ferita, il tuo blocco: non se ne vanno, Gesù ti chiede di prenderli, non di gettarli. Ma ora non sei più solo/sola.
Ma non finisce qui. Ci sono gli altri, i giudici, i censori i fanatici delle regole: “eh, però! Di sabato no!”. Ma tu ormai sei liberato! Puoi dire a testa alta chi ti ha liberato; “ma figurati se mi ricordo che oggi è sabato: non vedi, cammino!”.
Il sabato non rispettato va sul conto di Gesù: i contabili della legge glielo faranno pagare fino all’ultimo spicciolo; paga anche per noi.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
In cosa ti riconosci estremamente e continuamente bisognoso/bisognosa di guarigione? Qual è il tuo problema?
Ti è capitato, ti capita di coprire i tuoi desideri più profondi con le difficoltà che ne ostacolano la realizzazione? Che fai?
Ne sei consapevole? Cosa ti suscita dentro la consapevolezza che Gesù paghi per te?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
17
Marzo
2026
Fino all’ultimo minuto
commento di Gv 5,1-16, a cura di Andrea Piccolo SJ