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C’è una crepa in ogni cosa, ed è da lì che entra la luce
Leonard Cohen, Anthem
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Lc 18,9-14)
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».
Mi lascio ispirare
Quante volte sorge la tentazione di fare i conti con la vita: io ho fatto questo, quindi mi merito questo; ho fatto tutto quello che dovevo, ho la coscienza a posto. Sono pensieri umani, automatici e proprio per questo, fallaci. E a pensarci bene sembra quasi che Dio sia amorevolmente dispettoso: può sgretolare la più granitica e monolitica posizione e convinzione. E grazie a Dio.
Cosa resta della nostra umanità quando ci chiudiamo in questa convinzione? Cadiamo nella tentazione di volere un Dio giudice, di prendere un altro uomo e sperare che il peso specifico dei suoi peccati alzi il nostro piatto della bilancia più in alto, più vicino a Dio, alla perfezione. Ma appunto sono solo pensieri.
È al petto che bisogna portare l’attenzione e l’intenzione: la creazione dell’uomo non è perfetta, però è buona. Non prega chi parla con la voce della ragione, ma chi crea un vuoto di silenzio, magari se serve anche di amore, per far spazio al Signore. Non ci è mai stata chiesta la perfezione, solo il coraggio della relazione. Con noi stessi, con Dio, con gli altri. E l’umiltà dell’uomo è prima di tutto ammettere di aver bisogno di Dio, di essere amato, di poter amare, perché davvero la vita sa di niente senza tutto questo: sarebbe piena di tutto, ma vuota di senso.
Allora grazie anche alle crepe, ai vuoti, alle mancanze, ai peccati perché Dio li ha già benedetti ed eletti a luoghi d’incontro; ha intenzione di accarezzarci e baciarci proprio dove siamo più vulnerabili, dove essere feriti sarebbe facile e farebbe molto più male.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
In quali pensieri, azioni, intenzioni ti è capitato di sentirti superiore o migliore di altri?
Cos’è per te l’umiltà? Come ti fa sentire questo pensiero?
Se la mente confronta, il cuore incontra: quale persona o situazione senti di voler affidare alla Grazia del Signore?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
14
Marzo
2026
Solo l’amore è perfetto
commento di Lc 18,9-14, a cura di Giovanni Stefani