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Here is no water but only rock,
rock and no water and the sandy road,
the road winding above among the mountains
which are mountains of rock without water.
If there were water we should stop and drink,
amongst the rock one cannot stop or think
Sweat is dry and feet are in the sand.
If there were only water amongst the rock.
Traduzione:
Qui non c’è acqua ma solo roccia,
roccia e nient’acqua e la strada sabbiosa,
la strada che sventola tra le montagne
che sono montagne di roccia senz’acqua.
Se ci fosse acqua ci fermeremmo a bere,
tra la roccia uno non può fermarsi né pensare.
Il sudore è secco e i piedi sono nella sabbia.
Se solo ci fosse acqua tra la roccia.
T. S. Eliot, The Waste Land
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Gv 4,5-42)
In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Mi lascio ispirare
A mezzogiorno una donna arriva al pozzo per la cosa più semplice e inevitabile: prendere acqua. La sete è così, torna sempre, non si può aggirare. Proprio sente rivolgersi una richiesta: «dammi da bere». Elementare, quasi fragile. Ma dentro quella richiesta si apre qualcosa di più profondo della fatica quotidiana di tirare su acqua dal fondo del pozzo.
La donna all’inizio pensa all’acqua che conosce: quella che si prende con un secchio, quella che finisce, quella che costringe a tornare ogni giorno. Poi sente parlare di un’acqua diversa, un’acqua che non si trasporta e zampilla, salta fuori, trabocca con gioia.
A poco a poco il dialogo scivola altrove. Non più il pozzo, non più il secchio, ma il modo di stare davanti alla vita, di adorare la vita. Spirito: il soffio che muove i desideri, la volontà, i progetti. Verità: la capacità di aderire a ciò che è, senza difendersi, senza aggiungere storie per nascondersi, riconoscendo il proprio vissuto.
E qui succede qualcosa di delicato. La vita viene detta così com’è, senza accuse e senza veli. La donna riconosce su di sé una calda operazione di sincerità e di apertura. Sente che c’è qualcosa di profetico, di grande, che vale più del secchio e più del pozzo. È una persona, un incontro.
So che deve venire il Messia, lui ci spiegherà ogni cosa.
Sono io, che parlo con te.
In un abbaglio di gloria, una voce che zampilla. Eccolo lì, lo Spirito. Eccola lì, la verità.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
In quale momento della mia vita qualcuno mi ha chiesto da bere? Quale acqua cercava? Quale acqua mi poteva dare?
Quali parti della mia storia faccio più fatica a guardare con verità, senza difendermi e senza aggiungere spiegazioni?
In quale incontro ho sentito qualcosa dentro di me che ha iniziato a zampillare?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
8
Marzo
2026
Un’operazione di sincerità
commento di Gv 4,5-42, a cura di Giovanni Baisi