
Foto di Daniel Curran su Unsplash -
Lascio andare la mano
che mi stringe la gola,
lascio andare la fune
che mi unisce alla riva.
Niccolò Fabi, Vince chi molla
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Mt 5,17-37)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo! Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna. Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio. Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».
Mi lascio ispirare
La Legge e i Profeti sono l’insieme delle Scritture ebraiche, che Gesù porta a compimento. Facendo un parallelo con la nostra attualità, se le nostre leggi regolano i rapporti civili, mettono un limite alle ingiustizie, le condannano, riconosco che anche gli insegnamenti contenuti in questi testi servono a proteggerci, a sostenere la vita. I limiti contengono, e ci danno una forma. Ma il punto è che non basta.
Che tipo di bene si può fare se lo scegliamo per paura di una punizione? Le nostre parole possono dare la vita o toglierla quando giudichiamo male e condanniamo gli altri. Tiriamo la corda fino a farci male. La Parola che è Gesù invece salva perché molla la presa, con una Parola di per-dono. Il compimento della Legge viene con il perdono.
Ma come ci rivolgiamo a noi stessi nel profondo, e agli altri? Proviamo a guardare cosa c’è nel nostro cuore un po’ ammaccato. Se ci trovo rabbia, mi chiedo a cosa serva. Da cosa mi protegge? E, piuttosto che lasciarmi accecare dall’esigenza di farmi giustizia da sola, mi prendo un tempo per pronunciare piano proprio il nome della persona che penso mi abbia ferita. Le restituisco il volto che il rancore, la paura, la tristezza, hanno provato a cancellare. A che serve offrire doni all’altare, se non offro me stessa così come sono all’altro? Se non provo a riparare prima alla mia parte di errori? Più tempo passa meno facilmente riuscirò ad uscire dalla prigione di diffidenza in cui mi sono chiusa. Guardo la corda delle mie pretese, dei diritti che credo di avere, come marito, come moglie, come fratello, come sorella, come collega… Mi ricordo che ho davanti persone fragili come me. Che fanno quello che possono, come possono, con gli strumenti che hanno.
Anche la fedeltà non si esercita in virtù di un obbligo, ma è una risposta d’amore non ad un’idea di possesso. Così come la verità, è un esercizio di libertà. Mi lascio aiutare a mollare la presa, chiedo questo come grazia, desidero questo, che la radice dei miei sì, delle mie azioni, e anche quella dei miei sani no, sia solo l’amore.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Come posso usare la rabbia in modo costruttivo?
Cosa posso lasciare andare e smettere di trattenere?
Come prendo le decisioni più importanti?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
15
Febbraio
2026
Mollare la presa
commento di Mt 5,17-37, a cura di Caterina Bruno