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Le parole pronunciate dal cuore non c’è lingua che possa articolarle, le blocca un nodo in gola e solo negli occhi si possono leggere.
José Saramago
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Mc 7,31-37)
In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».
Mi lascio ispirare
Nel silenzio in cui Gesù conduce il sordomuto, riconosco il suo stile: non guarisce da lontano, non resta spettatore, ma entra nella fragilità dell’altro con gesti concreti, corporei, intimi. Lo prende in disparte: è il luogo dove anche a me chiede di lasciarmi condurre, lontano dal rumore, perché possa ascoltare davvero. Gesù guarda al cielo ed emette un sospiro: quel respiro è la compassione di Dio che si fa vicina, è l’amore che scende e scioglie ciò che è chiuso.
«Effatà – Apriti!»: non è solo una parola per quell’uomo, ma per ogni parte del mio cuore che rimane sorda o muta, che fatica a lasciarsi toccare o a dire la verità. Nel vedere gli altri proclamare con stupore ciò che è accaduto, sento una chiamata: riconoscere il bene che Dio compie, lasciarmi sorprendere, e desiderare che anche attraverso di me altri possano “udire e parlare”. È un invito a vivere aperto, disponibile, consapevole che la guarigione che ricevo non è mai solo per me.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Quali parti di me hanno bisogno di essere portate “in disparte” da Gesù perché possano finalmente aprirsi all’ascolto e alla verità?
Dove sento che la mia vita è “chiusa”: quali nodi della mia lingua o del mio cuore chiedono oggi la parola di Gesù: «Effatà, apriti»?
Come posso riconoscere e raccontare, con gratitudine e stupore, il bene che Dio sta compiendo in me e attorno a me?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
13
Febbraio
2026
Lontano dal rumore
commento di Mc 7,31-37, a cura di Vanessa D'Urbano